San Pietro
La piazza di San Pietro, 1952
Olio su cartone

Al centro del quartiere abbiamo la piazza Gioberti dominata dalla chiesa parrocchiale costruita da monaci Agostiniani nel 1602 ed arricchita alla fine del settecento di sei cappelle laterali. A fianco troviamo il Palazzo dlle Finanze già convento degli Agostiniani.

Contrada San Giorgio (ora via J. Milani) 1970
Carboncino su carta 51X74

Partendo da via Bacchini la contrada porta alla chiesa di San Giorgio. La strada è stata solo parzialmente toccata dalla "riqualificazione urbana" che hanno invece pesantemente inciso sul limitrofo Borgo Marazzo ora via Tommasini.
La chiesa ed il convento dei cappuccini
Carboncino su carta
Via Frate Gherardo 1967 - Olio su compensato 50X40
La via congiunge la chiesa di San Pietro con la piazza del duomo seguendo il percorso delle vecchie mura. Rispettata dalle bombe conserva ancora il suo fascino antico, gli interventi di ristrutturazione degli anni '90 e recenti non ne hanno alterato la visione d'insieme.
 
La chiesa ed il convento dei cappuccini
 
L'Ordine dei Serviti in una tela presso la chiesa dei Cappuccini

Prima delle soppressioni napoleoniche del 1805, che determinarono l'allontanamento dei monaci e il conseguente esproprio di chiese e conventi, l'Ordine dei Servi di Maria era ampiamente rappresentato nel nostro territorio dagli insediamenti di Salsomaggiore, Soragna e, a partire dal 1790, anche a Borgo San Donnino. Quest'ultima comunità ebbe quindi vita brevissima e le sue tracce architettoniche si confondono nell'eclettica struttura dell'ex palazzo Gonzaga (ora di proprietà della famiglia Menzani) in via Gramsci, complesso che nel corso dell'Ottocento ha inglobato le parti superstiti dell'ex convento e della piccola chiesa a pianta centrale dedicata a San Ferdinando.
Ma sono ancora una volta le arti figurative a proporci le testimonianze più eloquenti.
Come il dipinto settecentesco (vedi foto), conservato presso la chiesa dei Cappuccini di Fidenza, sicuramente di provenienza dalle chiese dei Serviti di Fidenza o di Salsomaggiore. indicata dalla "Guida artistica del Parmense" come opera affine ai modi del Formaiaroli la tela, esposta sulla controfacciata a sinistra, è descritta impropriamente come la Vergine che dona l'abito ai sette fondatori dell'ordine dei Cappuccini. Se non c'è motivo di dubitare sull'attribuzione al pittore fidentino, (ma mancano riscontri obbiettivi), la descrizione del quadro proposta da G. Godi e G. Cirillo è senz' altro da rigettare.
Il soggetto del dipinto rientra infatti nella più tipica tradizione iconografica dei Servi di Maria, con i famosi sette santi fondatori, rarissimo o forse unico caso nella storia della Chiesa di canonizzazione collettiva, riguardante cioè non i singoli individui ma un intero gruppo. Appunto i sette laici, mercanti di lana fiorentini che, intorno al 1230, si ritirano sul monte Senario per avviare una nuova esperienza di vita comune ispirata al Vangelo e alla regola di s. Agostino. Chiamati dapprima Frati Servi della Beata Vergine Maria, diedero origine al nuovo ordine religioso e la loro ricorrenza liturgica è fissata dal calendario romano il 17 febbraio.
1l pittore, probabilmente il Formaiaroli, (ma non sarebbe da escludere la mano di Dal Verme, che sappiamo aver lavorato per i Serviti di Borgo), si rifà a un modello tradizionale che risale al Cinquecento: la Madonna attorniata, in un chiarore di nubi, da angeli che innalzano la croce e i simboli della Passione, porge lo scapolare nero ai sette frati inginocchiati sul monte Senario; un angelo, a sinistra di Maria, addita le pagine del libro della regola, che reca impresso il simbolo dei Serviti, con le lettere S e M intrecciate e sormontate da una corona. Elemento essenziale della vita dell'ordine, oltre a una radicale scelta di povertà evangelica e di servizio al prossimo, è infatti la dedizione totale alla beata Vergine, invocata come "speciale rifugio, madre singolare e propria Signora" dei Servi. Alla loro particolare devozione verso la Vergine Addolorata si ricollega inoltre il simbolismo dell'abito nero, "abito di vedovanza" della Vergine come lo chiama s. Filippo Benizzi che, insieme a s. Pellegrino Laziosi, s. Giuliana Falconieri e, nel secolo X1X, s.Clelia Barbieri, è una delle figure più rappresentative, tra la folta schiera di santi e beati che l'Ordine dei Servi ha donato nel corso dei secoli alla Chiesa

Mino Ponzi
Pubblicata da "Il Risveglio" del 27 marzo 2009

Palazzo Gonzaga
All'incrocio tra Via Gramsci, Via Dei Mille e Piazza Matteotti il Palazzo Gonzaga conserva nella sua struttura parte dell'antico Convento dei Serviti che, sorto nel 1790 fu soppresso nel 1805 da un decreto napoleonico.
 
I frati Cappuccini arrivarono a Borgo San Donnino nel 1573, circa 50 anni dopo la loro nascita. Si insediarono inizialmente nella chiesa di Santa Maria della Rocca con la casa parrocchiale costruendo poi un fabbricato per piccolo convento nelle adiacenze della chiesa. Nel 1582 acquistano un lotto di terreno, l'area che oggi accoglie il Parco delle Rimembranze, e vi erigono un convento ed una chiesa dedicata a tutti i Santi: vi si trasferiscono nel 1585.
Costretti ad abbandonare il convento nel 1866/67 per volere dell'autorità civile, si trasferirono temporaneamente nell'Oratorio del Pilastro; qualche anno dopo (1876) alloggiarono in un piccolo edificio affiancato all'Oratorio della Crocetta, entrambi facenti parte di una zona cimiteriale realizzata durante la peste degli anni 1630/32. In questo luogo, nel 1878, erigono l'attuale complesso conventuale; la chiesa è consacrata nel 1884. L'attuale complesso è frutto di successivi interventi di conservazione e di ampliamento. La chiesa, progettata dai frati Cappuccini senza riferimenti precisi ad uno stile architettonico ben definito, ripropone una sobria linea di influenza lombarda. La facciata in mattoni a vista è arricchita da un pronao affiancato da due porte laterali e sormontato da un rosone circolare. L'interno a pianta basilicale è ampliato nel 1964. Sull'unica navata si aprono le cappelle laterali tra loro comunicanti con una sorta di corridoio passante.
Nella prima cappella di sinistra di notevole pregio è la tomba di Enrichetta d'Este e Leopoldo d'Assia Darmstadt eseguita dallo scultore Boudard nel 1765. Da ammirare è il tabernacolo in legno arricchito da intarsi in avorio e madreperla (1756), dono di Leopoldo d'Assia Darmstadt. La chiesa possiede anche diversi dipinti di pregio provenienti dall'antica sede, tra cui "La Vergine in trono con Bambino e Santi" del pittore borghigiano G.B. Tagliasacchi (1718).
Il convento si sviluppa sul fianco sinistro della chiesa; sul fronte, in mattoni facciavista, si apre un porticato ad archi ribassati.
Liberamente tratto da http://www.messaggerocappuccino.com
La chiesa ed il convento dei cappuccini
Carboncino su carta

Dalla piazza di san Pietro proseguendo verso le colline a Sud s'incontra il complesso dei frati cappuccini costruito nell'ottocento  in un'area in precedenza ad uso cimiteriale.Conserva alcune notevoli testimonianze pittoriche come il dipinto del settecento, attribuito al Formaiaroli, che proponiamo con un commento del Prof. Guglielmo Ponzi.  
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