Villa Conforti
La palazzina "della Francia"
La palazzina o villa è posta sulla circonvallazione sud al bivio stradale per Salsomaggiore tra le vie Trieste e IV Novembre e si presenta con la caratteristica punta simile alla prua di una nave. Costruita agli inizi del novecento in stile non definibile tra il Liberty e orientalizzante, probabilmente poteva piacere a D'Annunzio. Per alcuni anni funzionò da accogliente albergo prima di diventare proprietà della famiglia Conforti.
Attualmente disabitata la palazzina soffre la vicinanza di strade trafficate e la presenza inquietante di un condominio, costruito a pochi metri alcuni decenni fa, testimone della continuità delle politiche urbanistiche delle amministrazioni fidentine. Ettore Ponzi ha ricostruito in un disegno a carboncino di cm.70 per cm. 100 l'ambientazione della palazzina appena edificata.
Storia
"Alcuni anni prima della guerra 1915-1918 era arrivata in Borgo dalla Francia una famiglia del casato dei Corradi, la quale intese aprire un esercizio di vendita di vino; la prima azienda venne sistemata in un negozio di macelleria di carne equina, in contrada San Michele, ceduto da un ben noto " Sprochén ", di origine parmigiana. Non fu però che un inizio, perché dopo poco tempo, i Corradi pensarono di fare un passo in avanti, prendendo in affitto una casa isolata di nuova costruzione, posta alla confluenza della strada per Salsomaggiore e di quella della circonvallazione.
Era una palazzina pretenziosa, ideata con criteri presuntuosamente "faraonici", cosi da attirare l'attenzione di chi passava appresso; infatti non venne installata alcuna insegna, quasi a non voler profanare lo stranissimo stile.
La chiamavano tutti l'Osteria della "Francia" e ciò piacque ai gestori e ancor di più ai clienti.
A tener lontana dall'osteria la cosiddetta "gente da poco" era l'austerità di questa palazzina, che automaticamente divenne come la sede di un circolo di appartenenti all'élite borghigiana, intenditori di buona cucina e di altrettanto buona cantina; vi si dava anche alloggio, con poche camere a disposizione, confortevoli in tutti i sensi."
Tratto dal quaderno Fidentino N. 14 "Osterie di casa mia" di Nino Denti ed illustrato da Ettore Ponzi
Cabriolo, Chiesa di S. Thomas Becket
Sec. XII - XV - XVII
Dedicata a Thomas Becket, arcivescovo di Canterbury martire nel 1170 per volere di Enrico II d’Inghilterra, la chiesa era in origine la cappella di una residenza - fattoria (mansio) dei Cavalieri Templari. Nell’attuale edificio ad aula si possono distinguere due fasi costruttive: l’abside, che risale al XII - XIII secolo, e la navata con la facciata, realizzate nella prima metà del XV secolo.
Nell’abside, in mattoni e scandita da sette archi ciechi e lesene, si aprono tre piccole finestre in cotto: la finestra centrale, riaperta nel 1954, è originale, mentre le laterali sono state aggiunte in quella stessa occasione. La piccola cappella laterale è stata costruita alla fine del XVII secolo. A fianco dell’abside sorge il campanile: la base quattrocentesca, rialzata nel 1822, è stata conclusa nel 1928 con la costruzione della cella campanaria. Nel corso di un restauro sul lato sinistro dell’aula è emersa una fascia affrescata databile alla prima metà del Quattrocento.
L’affresco, scalpellato per favorire l’adesione di uno strato di intonaco steso successivamente, rappresenta la Trinità, l’arcangelo Michele che pesa le anime, la Crocifissione, e alcuni santi, tra cui si riconoscono Pietro e Giovanni Battista con due committenti dell’affresco inginocchiati.
La Trinità è raffigurata come tre persone uguali che si apprestano a consumare un pasto, secondo uno schema, che trae origine dall’episodio biblico del Signore che visita Abramo nel deserto (Genesi 18, 1-15), usuale nella cultura bizantina ma assai raro in occidente, e che diviene in quel periodo il modello per tutte le successive raffigurazioni della Trinità in area ortodossa.
Ai piedi della collina di Cabriolo
I pozzi dell'Acqua Amelia
Pozzo 1
Per la sua collocazione lungo la strada di Montauro proprio all'inizio della salita che porta a Lodesana è il più conosciuto. All'esterno si presenta in modo decoroso.
Altri pozzi
Il pozzo 2 è di dimensioni maggiori del precedente ed è collocato in mezzo ai campi, si presenta in precarie condizioni. Il pozzo 3 è nascosto da vegetazione spontanea ad una certa distanza dalla strada di Montauro ed è collocato, insieme ad alcuni fabbricati fatiscenti, vicino all'edificio da cui probabilmente partiva l'acquedotto per Salsomaggiore. Versa in pessime condizioni. Il pozzo 4, al centro di un campo, non ha una carraia di accesso. Per quanto è dato di vedere è in condizioni migliori dei due precedenti.
La palazzina della centrale di distribuzione è collocata nei pressi dell'ospedale di Vaio
I pozzi artesiani dell'Acqua Amelia sono situati in località Lodesana a nord di Fidenza non lontano dal nuovo Ospedale di Vaio. Il complesso, realizzato attorno al 1920, doveva contribuire al rifornimento idrico della città di Salsomaggiore. Ora completamente disattivati i pozzi e le pertinenze relative sono avviati alla rovina.
La denuncia del degrado dei pozzi Amelia è contenuta nell'interrogazione avanzata nel 2005 da Roberto Casetti in consiglio comunale, chiedeva un radicale di restauro conservativo. Paolo Antonini, vicesindaco e assessore alla Pianificazione e allo Sviluppo Urbanistico del territorio, rispondeva affermando "una piena condivisione delle valutazioni fatte; contatterò la Società delle Terme di Salsomaggiore, proprietaria di questi immobili, per sollecitare gli interventi di rimessa a decoro".
Due dei quattro pozzi visitati si presentano oggi in grave stato di abbandono e degrado.