Come tutti ormai sappiamo, il nostro ottocentesco cimitero ha subito l’oltraggio di una banda di malfattori cui la decaduta amministrazione comunale aveva affidato la manutenzione e la gestione dei servizi. Lo sdegno dei cittadini è stato comunque politicamente gestito e incanalato assolvendo di fatto gli incauti e incapaci amministratori. Anche i funzionari comunali, regolarmente stipendiati, hanno beneficiato di una moratoria di attenzione in attesa dei risultati dell’indagine giudiziaria in corso ed è di questi giorni la remissione dei loro peccati dal punto di vista penale.
Nella campagna elettorale si è elegantemente evitato di sfruttare appieno l’effetto cimitero e l’ex maggioranza ha tirato un sospiro di sollievo.
Come se non bastasse, la notte successiva a quella delle foto qui riprodotte alcuni sconsiderati si sono introdotti nella cinta cimiteriale arrecando danni a una lapide e, più recentemente, il custode ha smaltito in modo spettacolare la sbornia scorrazzando in macchina tra le tombe. Non c’è pace per i nostri morti anche se gli amministratori dedicano loro primaria attenzione sino a promettere l’utilizzo di moderne tecnologie di sorveglianza.
Ma, lasciando queste miserie, credo sia opportuno por mano a interventi concreti che in alcuni casi sono suggeriti non dall’estetica ma dalla decenza.
Il problema più evidente resta quello del lato nord da più di vent’anni in stato di abbandono. Un’operazione di polizia, pardon, di pulizia deve interessare questa zona che da vent’anni, ripeto, più di vent’anni, è utilizzata come discarica abusiva.
Occorre completare l’operazione di risanamento e provvedere alla chiusura del muro perimetrale sul lato nord. Nella zona antistante, attualmente occupata da cassoni per lo smaltimento di detriti, è opportuno collocare piante ad alto fusto.
Dalla parte opposta, il lato sud, quello dell’ingresso per intenderci, il rifacimento degli anni Sessanta ha modificato integralmente l’elegante e semplice aspetto originale. Esteticamente l’ingresso attuale è il miserevole frutto di una ricerca di monumentalità che potrebbe richiamare l’idea irriverente di un vespasiano. Niente da spartire con le misurate architetture interne della parte vecchia per fortuna mantenute nell’architettura originale, anche se aggiunte posteriormente o ricostruite dopo gli eventi bellici. Esiste anche l’ala est di moderna fattura in cui il cemento ha sostituito il mattone e tutto è diverso («ormai al cemento ci siamo abituati da vivi») e l’architetto e l’amministrazione committente si sentono in pace con la coscienza.
Tornando all’ingresso, non è mia l’idea di riprendere in questa parte l’architettura precedente, ma l’appoggio in pieno.