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La cripta del Duomo musealizzata
Scendendo dalle scale poste ai lati della scalinata della navata centrale si entra nella cripta del duomo. Un tempietto a tre navate che accoglie le spoglie di San Donnino e che posa su una superficie già interessata da precedenti costruzioni sui resti del tempio primitivo. Sono visibili tracce di questo tempio primitivo nel pavimento della cripta. Nel 917 il vescovo di Parma Elbungo dona per testamento dieci libbre d'argento "ad absidem restaurandam"  e questo lascia supporre che anche la cripta, annessa all'abside,  necessitasse di cure.
Il corpo del martire venne deposto in questa Cripta nel 1207  protetto da un sarcofago del III secolo. Nel  1488 la cripta fu arricchita da un'arca con bassorilievi che figurano momenti della storia di San Donnino e una statua del santo posta sulla cima tronca. Il nome dell'autore, di scuola lombarda, non è noto. Nel 1853 le reliquie del Santo furono rimosse dal sarcofago e poste in un'urna, poi rinnovata con l'attuale del 1932 restaurata negli anni ottanta.  La decorazione delle volte e la pavimentazione sono da ascriversi all'intervento manutentivo e di restauro del 1924.
Sempre negli anni ottanta notevoli lavori hanno interessato il duomo apportando modifiche importanti quanto sciagurate. Ci atteniamo, per ora, alla cripta che ha mutato fisionomia: sono state praticate due aperture laterali che hanno poi portato alla scoperta ed al parziale utilizzo di strutture precedenti. Nell'apertura di destra è poi stata collocata l'arca di San Donnino rimossa dall'altare resa così "puro reperto storico-artistico" a  valenza turistica! L'antico sarcofago in pietra, da alcuni anni collocato in altra chiesa oggi sconsacrata, è ritornato recentamente nella cripta.  Nell'apertura di sinistra, di misure più contenute, è riposta una statua lignea del santo come richiamo devozionale.
L'immagine sinistra ci presenta la cripta dopo i lavori del 1924 consistenti nel rifacimento della pavimentazione, nel rappezzamento e pulitura delle pareti e nella decorazione delle volte, questa dovuta all'opera di Govi Alessandro di Reggio Emilia. Il disegno a destra è uno dei tredici disegni che il pittore Carlo Angelo Ambrogio Dal Verme ha dedicato alle architetture e ai bassorilievi della cripta su commissione dell'abate Zani attorno all'anno 1820.


Partendo dall'immagine a sinistra si può vedere con maggior dettaglio l'attuale sistemazione dell'altare con l'esposizione delle ossa del martire, l'arca risistemata nel locale laterale, la statua lignea del santo.
 
Il sarcofago di San Donnino
Il sarcofago è del tipo "a cassapanca" con tabella, usato in ambito sia pagano che cristiano e ampiamente diffuso anche nell'Italia settentrionale. Il pezzo, prelavorato nelle cave del Preconneso (Grecia) e distribuito in tutto l'impero dal II al IV secolo d.C. alle botteghe artigiane che avevano il compito di completarlo, non è mai stato finito.
Non è dato sapere quando la cassa sia stata riutilizzata per comporvi il corpo del Santo, che si sà essere stato tolto dalla Cattedrale di Fidenza nel 1178 per consentire la ricostruzione della chiesa, per essere traslato nella nuova cripta nel 1207.
La lastra di copertura, di materiale differente dalla cassa, non è quella originale e ha incisa sulla faccia superiore una croce a bracci desinenti riferibile all'epoca carolingia, oltre a tracce di colore rosso o porpora sui due lati corti.
Il manufatto è stato ritrovato nel 1853 sotterrato sotto l'altare della cripta e conteneva lo scheletro che è stato riconosciuto essere quello del patrono cittadino e diocesano S. Donnino m. (inv. n. R341).
GG               
Da: http://www.museoduomofidenza
Lo stato miserevole della cappella del Comune di Fidenza
Da anni non si fanno interventi per far fronte alle infiltrazioni d'acque provenienti probabilmente dalle condutture fognarie cittadine. La cappella risulta inoltre impoverita da altri interventi, questi dovuti all'insensatezza, tra i quali segnaliamo la rimozione o la copertura con intonaco degli stemmi comunali dai semi pilastri e la  rimozione del cancelletto tra le balaustre. Come dicono le guide questa cappella fu realizzata nel 1577 per conto e spese di certo Antonio Malaguti e dedicata inizialmente s S. Pietro in Vincoli quindi a S. Andrea Avellino. La tela del Tagliasacchi dell'Altare di Giuspadronato della Comunità è stata commissionata nel 1730 dal Comune di Borgo s. Donnino su sollecitazione dei cittadini.
Il Duomo di Fidenza: l'interno
Cappella di S. Andrea Avellino del Comune di Fidenza che nel 1731 vi ha fatto eseguire la "Morte di S. Andrea Avellino" dal fidentino Giovan Battista Tagliasacchi (1699-1737)
"Raffigura il santo vestito dei paramenti per la liturgia eucaristica, colpito da apoplessia davanti all'altare all'inizio della celebrazione della Messa, mentre si sta accasciando, sorretto dal fratello laico che gli era stato affiancato per aiutarlo e un angelo. Sopra si librano due angioletti e dietro un vecchio parla ad un angelo.
Il dipinto fu commissionato al pittore borghigiano di alcuni devoti che avevano inviato agli Anziani della comunità cittadina un memoriale in cui proponevano d'avere avere come compatrono della città il santo protettore contro l’apoplessia e si dicevano disposti a sostenerne la spesa.L’11 aprile 1730, i reggenti del Comune, ottenuta l’approvazione del Duca, provvidero alla costruzione del nuovo altare nella cappella già dedicata a S. Pietro in Vincoli, concessa dal Capitolo della cattedrale.Il disegno preparatorio si trova nella Biblioteca Palatina di Parma.