Ettore Ponzi - Facciata della Cattedrale, 1948
1.  Formella di Re Erode
2.  Formella dei Tre Magi in viaggio
3.  Cavalieri e dignitario
4.  Papa Adriano II conferisce all'arciprete di Borgo mitria e pastorale
5.  Animali ed uccelli simbolici
6.  Vergine con il bambino
7.  San Simone apostolo con rotolo
8.  Re Davide
9.  La Presentazione di Gesù al Tempio
10. Angelo che indica la via
11. Episodi della vita di San Donnino
12. Adorazione dei magi e sogno di San Giuseppe
13. Il rapimento del profeta Elia
14. Profeti e gli Apostoli
15. Abramo ed anime dei giusti
16. La vita della Vergine e degli evangelisti
17. Leone
18. Leone
19. Il profeta Ezechiele
20. Vergine col Bambino
21. Angelo che indica il cammino
22. San Raimondo
23. Arciprete mitrato di Borgo
24. Sculture di animali simbolici
25. Ercole ed il leone Nemeo
26. Grifo che artiglia un cervo
27. Scene di vita
28. Donna che fila
Legenda
Ettore Ponzi - Interno della cattedrale, 1947 Olio su tavola 26X48 - Al centro del dipinto l'antico altare maggiore  rimosso negli anni ottanta
Ettore Ponzi - Interno della cattedrale, 1947
Olio su tavola 26X48
Al centro del dipinto l'antico e maestoso altare maggiore rimosso negli anni ottanta.

1948 Interno del Duomo
Graffito 17X16
L'immagine ritrae l'interno del duomo dall'altare laterale destro.
In primo piano l'antica vasca battesimale allora adibita ad acquasantiera ed oggi collocata nella cappella a fianco della porta laterale destra. Si vede anche uno dei confessionali di legno rimossi negli anni ottanta.
Ettore Ponzi - Facciata del Duomo di Fidenza  1948 - Olio su faesite  38x60
Il duomo di fidenza è uno soggetti più amati dall'artista .
Siti interessanti
 
"La facciata della cattedrale di Borgo San Donnino. Bisognerebbe condurvi gli scultori in pellegrinaggio, che si inginocchiassero lì sul sagrato. Re David nella sua nicchia: quello è il re della scultura. Forza, sobrietà, volontà, dignità, disciplina. Arte antica, arte moderna: chi ha inventato queste distinzioni?"
Ugo Ojetti
"Corriere della Sera", 22 settembre 1922.



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Il Duomo di Fidenza
I matronei
 
In architettura il matroneo è un normalmente un loggiato posto all'interno di un edificio e destinato, secondo alcuni, ad accogliere le donne in occasione ad esempio di funzioni religiose. Nelle chiese medievali i matronei persero la funzione di accoglienza e divennero elementi architettonici che, posti sopra le navate laterali, avevano la funzione strutturale di contenere la spinta della navata centrale. Erano formati solitamente da campate sovrapposte a quelle delle navate laterali.
l matronei di Fidenza prospettano sulla navata centrale con colonne che poggiano su un grosso muro che funge anche da parapetto.
Il recupero del matroneo di destra del Duomo di Fidenza è in fase di ultimazione ma già è possibile ammirarne le sobrie architetture romano-gotiche. I lavori di recupero, particolarmente seguiti dall'architetto Franco Pattini, hanno dovuto risolvere non pochi problemi derivanti da antichi e nuovi impropri utlizzi. Un paio di locali erano privi di pavimentazione sul sottofondo di terriccio e sabbia a vista, la pulitura di pareti e anche di alcune colonne e capitelli ha comportato la rimozione di materiali oleosi e di strati di materiale di dubbia composizione con presenza di cemento. L'impiantistica sommariamente installata in anni anche recenti è stata rimossa e meglio sistemata, questo ha riguardato anche l'inpiantistica connessa alla recentissima illuminazione esterna della cattedrale vanto dell'amministrazione di allora e tanto lodata nei suoi effetti scenici.
Al matroneo si potrà accedere dalla scala interna della torre di destra.
Probabile presenza di camino.

Collonato decorativo accessibile da una finestra del matroneo.

Il Duomo di Fidenza
Le decorazioni della stanza della Confraternita del SS. Sacramento
Nell'unico edificio ancora unito al Duomo di Fidenza situato a destra dell'abside della cattedrale troviamo una stanza al piano terra che presenta interessanti decorazioni. La stanza è così citata nell'articolo del prof. Guglielmo Ponzi dedicato alla cappella del SS. Sacramento: "Si devono infine alla Confraternita del SS.Sacramento anche alcune  tracce di decorazione  con angeli e i simboli della passione emerse in passato, ma tuttora inedite, sulle pareti della  volta di una  sala contigua alla omonima cappella, quasi certamente l’antica sede del pio sodalizio, resa accessibile attraverso una porticina, esistente fino agli ultimi anni sessanta  a lato dell’altare. I dipinti, che pure necessitano di restauro, rivelano un’ ottima fattura; databili alla fine del Cinquecento, essi rientrano a buon diritto nella preziosa eredità artistica e culturale dell’estinta confraternita,  la cui storia merita certamente di essere conosciuta."
Breve ma completa questa annotazione ci rinvia alle immagini fotografiche inedite che vi proponiamo. Queste immagini ci conducono pertanto alla scoperta di particolari conservati nel nostro Duomo meno noti ma importanti per conoscerne la sua complessa storia. L'innegabile fascino delle sculture della facciata  tende infatti a porre in ombra tutto il resto che spesso è stato oggetto di interventi sconsiderati anche in anni recenti. 
 

Dalla stanza decorata della Confraternita del SS. Sacramento si può accedere ad un locale che attraverso una scala permette di scendere al livello della cripta e di entrare   attraverso una porta all'altezza dell'altare. Le pareti di questo locale presentano segni di modifiche apportate nel corso dei secoli ed oggi risulta un insieme composito di non facile lettura. In questa situazione le tracce di affresschi non sono che frammenti di antiche decorazioni e non formano un insieme omogeneo. Dal dipinto murale, con scritte e figure, a metà scala si passa ad un motivo decorativo di tralci d'uva in una parete sovrastata da un arco e quindi ad una pittura di difficile interpretazione. In attesa che gli esperti possano chiarirci meglio significati, datazioni ed altro propongo le immagini della situazione attuale. La messa in luce degli affreschi è cosa recente e certo non compensa la perdita di altre importanti memorie che sono state in precedenza cancellate per lavori di demolizione e riorganizzazione dei fabbricati che, insieme al duomo, formavano la cosidetta "isola del Vescovo". Ricordiamo solo il caso più eclatante che ci ha privato della "sala  dei ritratti"  che, al primo piano dell'antico Vescovado,  era stata costantemente aggiornata coi tondi dei ritratti dei vescovi fidentini e distrutta nel dopoguerra.
Il Duomo di Fidenza
Decorazioni del locale scala che conduce alla cripta 

 
La facciata e l'interno
Il Duomo di Fidenza
Il Duomo di Fidenza
Gli intarsi marmorei nel pavimento del duomo
La rosa-croce pallavicinia
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Un quinconce, ossia cinque quadrati disposti come in una scacchiera (stemma della famiglia obertengo-palavicinia) nella prima chiave di volta della navata maggiore, un intarsio marmoreo nel pavimento della medesima (a perpendicolo sotto il quinconce stesso) e un altro uguale intarsio, posto sotto la seconda chiave di volta. [Un terzo intarsio, che doveva trovarsi sotto la terza chiave di volta, è -con tutta probabilità- scomparso quando, nel 1568, fu allungato il presbiterio e lo scalone di accesso al presbiterio stesso debordò a tal punto da coprire l'ultima parte della pavimentazione nella navata centrale].
Elementi che sono stati considerati finora come puramente decorativi, ma si sono rivelati invece, ad una attenta considerazione, quasi una «summa» di significati esoterici: segno ed immagine della cultura ducentesca, che sapeva unire l'armonia aritmo-geometrica a quella artistica, mentre attribuiva ai simboli una sorta di potere magico evocativo.
Nella figurazione dell'intarsio noi possiamo, infatti, vedere: un quinconce palavicinio (stemma della famiglia regnante in Borgo quando fu costruita la cattedrale, e cioè in un arco di tempo che va, probabilmente, dalla fine del secolo XII alla seconda metà del secolo XIII), iscritto in una croce greca (che forma una sorta di X, quasi un moto rotorio a diagonale sugli assi dell'altra croce greca leggibile nel quincone stesso), iscritta, a sua volta, in un ottagono irregolare; questo ha la proprietà di avere i lati minori coincidenti con quelli dei quadrati disposti a scacchiera intorno all'ottagono, la cui diagonale coincide, a sua volta, con i lati maggiori; gli assi del suddetto ottagono sono - alla stessa maniera di prima - disposti in moto rotatorio rispetto a quelli della croce greca.
E possiamo considerare: il ritmo ternario (per la triplice ripartizione orizzontale e verticale), espresso nel quincone e nella croce sovrapposta, il ritmo quaternario nei quadrati inscriventi gli scacchi del quincone, e i bracci della croce greca e i lati maggiori dell'ottagono.
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Ma se per gli uomini del Medio Evo, secondo una tradizione pitagorica, il quadrato è simbolo di perfezione e di giustizia, il cinque di fecondità, l'otto di amore e di giustizia, ecco i primi significati attribuibili alla figurazione. Che sembra tuttavia esprime - soprattutto la simbologia del cinque, ritenuto, fra i numeri cosiddetti « perfetti », uno dei più significativi. 
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Ora l'E può significare tanto «Tu sei» (cioè riconoscere la divinità) quanto «5», cioè il numero «nuziale », esprimente la quintessenza o «quinta essentia ». Sta in antitesi al «Tu sei» l'altro ammonimento: «Conosci te stesso », ma in modo che tra i due c'e consonanza: l'uno è una esclamazione rivolta con sgomento e riverenza al dio che esiste eternamente, l'altro è per il mortale un memento della sua natura e debolezza. « Quinta essentia », cioè: Aurum potabile, acqua permanens, vinum ardens, elixir vita e, solutio, coelum (Zolla). E quindi la possibilità dell'unione del pari con il dispari (2+3), dell'elemento maschile con il femminile, del finito con l'infinito, del pianeta con le stelle.
D'altra parte non mi sembra azzardato pensare che il quinconce sia disposto (e voglia esserlo) come una X (prima lettera del nome Cristo in lingua greca) e la X, nella tradizione platonico-cristiana, è simbolo del Verbo. Del Verbo e della Croce insieme, e, probabilmente, di quella «duplice Croce» cosmica di cui parla Jean Daniélou7 assai cara ad un'antica tradizione, se oltre al quinconce, si considera l'intera figurazione dell'intarsio.
Gli otto bracci dela duplice croce e i lati dell'ottagono ricondurrebbero cosi alla simbologia del numero 8: numero delle Beatitudini Evangeliche e della Beatitudine, numero dell'armonia perfetta, numero sia degli elementi sia del corpo e degli stati d'animo secondo le Upanisad (v. Zolla).
Ma c'è di più: nelle cattedrali gotiche di Francia (come Reims, Chartres, Amiens) si trovano o si trovavano nei pavimenti i cosiddetti « Labirinti », ossia intarsi marmorei sui quali i fedeli si soffermavano a recitare speciali preghiere: simbolo non solo del pellegrinaggio terreno verso Gerusalemme, ma anche del pellegrinaggio spirituale verso la salvezza eterna.
Gli intarsi della cattedrale di Fidenza sembrano dunque analoghi a questi labirinti.
Ecco perché chiamerei Rosa-croce pallavicinia l'intarsio, date le sue analogie con altri simboli dei Rosa-Croce. Rosa perché è un fiore geometrico, Croce perché si unifica nella Croce e nella X simbolo di Cristo.
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Vito Ghizzoni, Simboli e misteri nella cattedrale di S. Donnino (I)

Conoscenza religiosa  n° 4-1976-pp.117


Il pavimento della cattedrale fu rifatto attorno la metà del 1800 in modo molto discutibile inadatto al luogo. Non a caso coincide con altre modifiche di cattivo gusto quali la decorazione delle tre navate dovuta allo scenografo ed ornatista Gerolamo Magnani e l'apertura di una cappella a destra della crociera della Cripta, recentemente ripristinata.  Ricordiamo comunque che interventi pesanti hanno interessato la cattedrale anche in anni relativamente recenti.
Della pavimentazione precedente in arenaria non si conserva nulla e probabilmente alcune parti sono state riutilizzate nella parte lastricata del sagrato del duomo. Quel che è stato riprodotto fedelmente nella nuova pavimentazione è invece l'intarsio marmoreo nella prima chiave di volta della navata maggiore ed un altro uguale intarsio, posto sotto la seconda chiave di volta. Sul significato e la lettura di questi intarsi si sofferma lo studioso concittadino Vito Ghizzoni in un saggio pubblicato nel 1976 su Conoscenza religiosa, una prestigiosa serie di quaderni curata da Elémire Zolla, con il titolo "Simboli e misteri nella cattedrale di S. Donnino (I)".  Si tratta di un approccio diverso da quelli puramente descrittivi cui siamo abituati. Lo riproponiamo nelle sue parti principali.
 

Il parere di Pignolo (Ingegnere in Borgo)

Caro Ambrogio,
si dice che il primo quinconce del pavimento del duomo è posizionato a perpendicolo con la croce di volta e anche sul Risveglio è comparso l'anno scorso un altro articolo con la stessa affermazione.
Se per posizione a perpendicolo intendiamo qualcosa di approssimativo, con una imprecisione di 30-40 cm, allora sono d'accordo.
La foto mostra il primo quinconce del pavimento e sullo sfondo il pilastro, il cui asse centrale è esattamente allineato con la chiave di volta (per ovvii motivi costruttivi): si nota facilmente la non corrispondenza dell'asse del pilastro col centro del quinconce.
Un caro saluto da Pignolo