Architetture del ventennio fascista
Gli edifici e le realizzazioni di questo periodo della nostra città rimangono come la testimonianza di un ventennio che per molti versi è stato rimosso dalla memoria cittadina, la storia di questo periodo deve essere scritta e anche la storia successiva ne guadagnerebbe perdendo quell'afflato retorico che la limita.
L’architettura durante il fascismo divenne una forma di propaganda ed ebbe l'effetto di rafforzare il prestigio internazionale per il regime. L’architettura del regime presenta due fasi: quella razionalista e quella monumentale. La fase del Razionalismo è legata ideologicamente al primo fascismo creando un distacco dal passato, le forme classiche interpretate in chiave ideologica nazionalistica. E' il periodo in cui Mussolini promuove iniziative architettoniche di rilevante impatto urbanistico come il ridisegno di intere aree urbane (a Fidenza il piccone si abbatte sul quartiere Oriola) la costruzione di edifici pubblici (a Fidenza la scuola elementare Rosa Maltoni) e di monumenti (a Fidenza il monumento ai caduti di Parco delle Rimembranze).
L’architettura fascista col consolidamento del fascismo muta le sue caratteristiche ed alla fase razionalista segue una fase monumentalista. che testimonia l’idea di grandezza che il regime aveva di se; dall'uso geometrico delle forme si passa a privilegiare gli aspetti scenografici e monumentali (a Fidenza il palazzo dei giardini pubblici inizialmente chiamato Palazzo Littorio).
Edilizia scolastica
L'edilizia scolastica riceve una netta accelerazione, importanti realizzazioni interessano il centro, ma anche le frazioni vengono dotate di scuole in un'ottica ancora rurale del tessuto economico e sociale. La scuola primaria Rosa Maltoni (ora De Amicis) e la scuola "complementare" (ora Abate Zani) sono le due realizzazioni principali. Quest'ultima destinata ad accogliere sia la Scuola Media ed il Ginnasio che la Scuola di avviamento professionale, oggi gli indirizzi sono unificati nella Scuola Media . Troviamo lo stesso stile nelle scuole frazionali (nell'immagine la scuola di Vaio). La conservazione di questi edifici presenta alcune carenze principalmente per quanto riguarda la scuola elementare (vedi slide)
Il Dispensario antitubercolare
La cura della salute fisica dei cittadini estesa alla prevenzione ha avuto alcune realizzazioni di cui si conserva tuttora una memoria. Il Dispensario antitubercolare, piccolo ma importante edificio adiacente all'ospedale , fu inaugurato nel 1928 (vedi foto a destra). La struttura è oggi abbandonata insieme agli edifici dell'ex-ospedale costruiti in gran parte dopo la guerra e recentemente ceduti alla privata iniziativa. Di non minore importanza il complesso elioterapico di Lodesana che nel tempo ha subito numerose modifiche.
I capolavori: la piscina DUX ed il "fungo"
Tra le realizzazioni del Ventennio troviamo questi due eccezzionali edifici in cui la funzionalità e la semplicità si sposano armoniosamente. Si tratta del "fungo" o acquedotto comunale realizzato con le tecniche di allora, il disegno è impeccabile, la costruzione ardita e di insuperata modernità. Oggi non più in funzione vede ridotto il suo impatto sul panorama urbano dalle costruzioni a ridosso. Il secondo capolavoro è la piscina Dux (ora Guatelli), le modifiche apportate agli spazi circostanti ed alla piscina stessa esaltano un effetto balneare dell'insieme che precedentemente aveva vocazione sportiva. Nelle foto da sinistra l'elegante trampolino, la vasca della piscina stessa ed infine l'inaugurazione del 17 luglio 1937. La vasca, di dimensioni in metri 100X25 diventò così la maggiore della provincia, ben visibile nella foto centrele la fossa per i tuffi da trampolino.
L'acquedotto
Da una vecchia cartolina il fungo dell'acquedotto comunale. Su progetto dell'ingegner Galliano Rabbi bolognese i lavori iniziarono il 1° Aprile 1936 e terminarono nel giugno dell'anno successivo. L'inaugurazione fu sbrigativa ed avvenne il 17 luglio del 1937 in concomitanza con l'inaugurazione della piscina DUX. Nel maggio 1943 i bombardamenti aerei riversarono nella zona grappoli di bombe senza tuttavia arrecare danni. Nell'immagine l'acquedotto appare non ancora insaccato dalle costruzioni del piano edilizio (foto a destra). Dall'alto del fungo l'immagine sopra offre il panorama della città negli anni quaranta, ben visibile la scuola "Rosa Maltoni" inaugurata nel 1935 . Nel 1987, in occasione del cinquatenario dell'inaugurazione Vittorio Chiapponi, già direttore del civico acquedotto, ci ha regalato un volumetto che ripercorre, in modo esemplare per chiarezza e precisione, la storia dell'approvvigionamento idrico di Borgo San Donnino poi Fidenza.
Palazzo Littorio
La celebrazione del regime
L'immobile, la cui imponenza deriva dal prospettare su uno spazio aperto, fu progettato e realizzato negli anni trenta ed infine inaugurato a ridosso dell'inizio degli eventi che poi porteranno al secondo conflitto mondiale ed alla fine del fascismo. Il suo utilizzo originario durò quindi poche stagioni. Doveva rappresentare la completa fascistizzazione della città che in effetti durante il ventennio fece un salto di qualità per quel che riguarda tenore di vita e istruzione. All'inizio rivoluzionario del fascismo subentrò una fase intermedia d'impronta popolare e borghese che vide il rafforzamento delle grandi imprese nazionali e la formazione di una classe impiegatizia e dirigenziale di buon livello tanto da sopravvivere al fascismo stesso. In questo periodo si collocano le realizzazioni urbanistiche migliori.
Il palazzo, che oggi necessità di essere risistemato e riutilizzato, prese il posto di un edificio storico abbattuto.
Edilizia popolare e borghese
La costruzione di case popolari è una costante nel panorama edilizio fidentino, all'importante inizio di inizio secolo con la costruzione del "Casermone" di Parco delle Rimembranze, ha fatto seguito la costruzione nella prima periferia di alloggi popolari di diversa fattura e dimensione, sia durante il ventennio che nel periodo della ricostruzione post bellica. Le civili abitazioni borghesi costruite nel ventennio nel centro città e nella prima periferia sono state in parte sostituite da fabbricati condominiali o sottoposte a "ristrutturazioni" radicali. Resistono ancora alcune pregevoli esempi come quelli che sotto proponiamo. Abbastanza comune la presenza negli edifici di spazi adibiti a laboratorio o magazzino.
La Sede della Cassa Di Risparmio
Di fronte al Palazzo littorio, dall'altra parte dell'attuale Piazza Matteotti, negli stessi anni veniva edificata, sull'area in precedenza occupata dall'Albergo Aquila Romana, la sede della locale Cassa di Risparmio.
La casa pensione per studenti
Questa palazzina realizzata nel 1936 doveva servire una popolazione scolastica non residente e quindi può essere ascritta alle iniziative a sostegno della scuola in un progetto globale di crescita dell'offerta scolastica della città. La palazzina era situata in Via Corsica cioè nel tratto terminale dell'attuale Via Cavour poco prima di Piazza Grandi. La palazzina subì l'offesa dei bombardamenti che ne decretarono la fine. L'edficio di maggiori proporzioni visibile in fondo nella foto sopravvisse ai bombardamenti e fu abbattuto quando fu sistemata la parte ovest di Piazza Grandi e tracciato il percorso rettilineo dell'attuale Via Abate Zani. In sintesi questo modesto spazio cittadino ebbe quattro interventi di rettifica: nel 1930 la zona che faceva parte del quartiere Oriola veniva sventrata ed interessata dal tracciamento di Via Corsica, nel 1944 i bomardamenti crearono grosse ferite, in fase di ricostruzione postbellica veniva modificato il tratto intermedio prolungandosi poi sino a Piazza Grandi con l'ex-Via Corsica, negli anni sessanta l'intero comparto veniva squadrato e nessuna traccia è rimasta dell'andamento arrotondato dei vecchi terragli dell'Oriola.
La rivalutazione dell’architettura fascista
"l'architettura fascista, a lungo ignorata o disprezzata dalla maggioranza degli italiani perché testimonianza di un periodo ignobile della loro storia, sta conoscendo un revival", ha scritto Alessandra Stanley sul New York Times. Dalla fine della seconda guerra mondiale in poi, le opinioni espresse in Italia sull'arte architettonica del ventennio sono state fortemente influenzate dai giudizi assolutamente negativi che l'architetto Bruno Zevi, un critico d'architettura italiano che aveva lasciato l'Italia nel 1940 in seguito alle misure governative antisemitiche, ritornandovi nel 1945, non si stancò mai di esprimere, ex cathedra. Zevi si consacrò con grande accanimento, per tutta la vita, alla critica di ogni forma di architettura classicista, ritenendola espressione di totalitarismo ed oppressione. La sua condanna estetica, basata in gran parte su un giudizio morale, colpiva anche l'architettura classica dell'antichità, arrivando egli a dire, con tono quasi serio, che si sarebbe dovuto dinamitare il Colosseo. Nel passato, invece, anche esperti stranieri si erano dichiarati ammirati della maniera ardita in cui i giovani architetti del ventennio avevano ideato una nuova architettura razionale e funzionale, riecheggiante i valori della romanità. Luigi Moretti, morto nel 1973, fu uno dei maggiori esponenti di questa architettura. Dopo il lungo ostracismo di natura sostanzialmente morale e politica opposto a tale architettura, molti in Italia hanno cominciato ad analizzarla senza i paraocchi ideologici, e a rivalutarne gli artefici. Giorgio Ciucci, storico dell'architettura che insegna in un istituto americano, è arrivato addirittura a dire: "Questi architetti erano giovani, erano dei fascisti convinti. Fu un movimento rivoluzionario basato sulla gioventù e sul radicalismo. Gli architetti furono gli interpreti della rivoluzione". Forse i tempi sono maturi per un giudizio estetico che non risenta, sempre e necessariamente, della divisione dell'umanità in superbuoni e supercattivi.
Claudio Antonelli
Corriere della Sera
4 giugno 2006
Dall'archivio Etnografia e Storia Sociale della Regione Lombardia questa foto che mostra la costruzione del tetto di una scuola fidentina negli anni trentascuola (non sò se tratta delle elementari o delle medie)
Architetture del ventennio fascista a Fidenza