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Fotovoltaico sui terreni
«Con questo progetto è come se ogni abitante del territorio avesse in testa un cappello di un mq di fotovoltaico. L’obiettivo è di concludere gli allacci entro il 2010». Con questa terrificante immagine l’assessore provinciale all’Ambiente Giancarlo Castellani presenta il nuovo assalto al territorio ed all’ambiente. Si tratta del progetto per realizzare campi fotovoltaici in ogni comune con l’obiettivo di coprire circa il 10% del fabbisogno elettrico del Parmense, lanciato ieri 3 febbraio dalla Provincia di Parma, e denominato «Fotovoltaico insieme».
Il presidente della Provincia Vincenzo Bernazzoli calca la mano: «Produrre energia elettrica dal sole è un impegno importante verso il futuro». E continua: «Se non ci fosse la Provincia a tirare le fila, questo progetto non sarebbe possibile. Siamo i primi in Italia a realizzare un’iniziativa di questo genere coinvolgendo i comuni che in questo modo riducono i costi. È un’iniziativa grazie alla quale si attivano investimenti e che avrà  un significativo impatto in opportunità  di lavoro. Qui si capisce l’utilità  delle Province per un territorio».
Nell’immediato, il progetto  prevede quattro progetti che riguardano i comuni di Solignano, Busseto, Medesano e Sala Baganza, ma il numero è destinato rapidamente a crescere per coprire le aree individuate o da individuarsi dalle amministrazioni comunali.
In questa prima fase gli impianti saranno realizzati a terra. La giustificazione è che questi interventi sono meno costosi in termini d’investimento. Non è invece stata presa in considerazione, per ora, l’installazione di impianti sui tetti degli edifici pubblici.
Si afferma che sarà  privilegiato l’utilizzo di aree marginali quali discariche e aree produttive ma questo è puro marketing (chiamiamolo così). Di fatto sarà  utilizzato suolo agricolo con la promessa che le aree agricole dovranno poi tornare all’uso originario una volta esaurito il ciclo di vita dell’impianto, vale a dire nel giro di 25-30 anni.
L’iniziativa della nostra Provincia è coerente con quanto sta avvenendo in ogni angolo d’Italia: utilizzare terreni agricoli per realizzare impianti fotovoltaici, il che colloca l’iniziativa in un contesto generale di assalto generalizzato all’ambiente col pretesto di salvaguardarlo.
Tra la energie rinnovabili, la conversione dei raggi solari in energia elettrica deve considerarsi positiva, ma tale soluzione non è condivisibile se viene realizzata mediante impianti di pannelli fotovoltaici a terra. Non è sostenibile sia per gli effetti sul suolo agricolo sia sull’ambiente in generale.
Queste conclusioni hanno già  portato altri enti locali a riconsiderare le soluzioni che la nostra provincia propone con uno sforzo pubblicitario puramente finalizzato ad accreditare gli aspetti positivi, cioè il risparmio energetico e la creazione di posti di lavoro, senza nulla dire di altre e migliori soluzioni in grado di garantire la preservazione dell’ambiente.
In alcuni casi si è arrivati a sospensive dei lavori in quanto questo tipo di attività, non rientrando tra quelle previste nell’ambito agricolo, necessita di variante urbanistica, questo tuttavia è solo un intralcio burocratico facilmente superabile.
Le citazioni sono quelle che potrete trovare alla pagina www.gazzettadiparma-36_Comuni_scelgono_lenergia_pulita
Consiglio anche la lettura del documento del movimento Stop al Consumo di Territorio


L'inganno del fotovoltaico

Simulazione dell'impatto di un impianto
fotovoltaico a terra sul territorio
della frazione di Rimale.

Si farà!
Alle osservazioni sollevate l'assessore provinciale all'ambiente Castellani risponde immediatamente per difendere il progetto che lo vede impegnato sostenitore. Ma affermare " Continueremo con determinazione anche per affermare l'idea di un "ambientalismo del fare", lontano dalle posizioni di chi si oppone, spesso in modo pregiudiziale o con superficialità, a qualunque soluzione innovativa.". Intanto anche le associazioni dei coltivatori chiedono assicurazioni per la salvaguardia del terreno coltivabile.

Approvato oggi 30 marzo 2010 con astensione articolata della minoranza (astensione dettata dalla mancanza di  un metodo condivisibile nella presentazione e discussione dell'argomento) il piano sviluppo del fotovoltaico del Comune di Fidenza. Le zone utilizzate saranno le seguenti: ex-discarica di Balanzona in territorio del Comune di Soragna, territorio tra il depuratore e il distributore di San Michele Campagna, parcheggio di Via Marconi compresa l'area di espansione già prevista, frazione di Rimale a ridosso del paese. Le perplessità dell'opposizione hanno riguardato quest'ultima localizzazione attualmente a destinazione agricola con una porzione di area già classificata come destinata ad insediamento produttivo. E' stato chiesto da parte del relatore di maggioranza al consigliere Cerri, che aveva espresso molte perplessità, se avesse o meno sondato l'opinione degli abitanti della frazione, al che Cerri rispondeva che non era compito suo tale tipo di inchiesta.        La simulazione con la quale avevamo cercato di spiegare i nostri dubbi sull'opportunità di utilizzare terreni a destinazione agricola per il progetto fotovoltaico è quindi reale.
Il fotovoltaico a Rimale: la prima delibera della Giunta Comunale

Fotovoltaico: quando al danno si aggiunge la beffa.
Un invito da far circolare è pubblicato sul sito della Provincia relativamente al fotovoltaico. L'argomento è: "Le linee guida per il fotovoltaico a terra". Probabile che, se non ci addormetiamo come Brunetta, qualcosa di utile riusciremo ad ascoltarlo nell'incontro previsto per domani 19 maggio. Già possiamo farcene un concetto leggendo l'invito, ecco le principali linee guida:
  • mantenere le aree verdi,
  • utilizzare materiali prefabbricati,
  • ridurre i tempi di esecuzione,
  • smaltire correttamente gli imballaggi,
  • non usare diserbanti
Potremmo aggiungere qualcosa senza essere scurrili? Caro assessore le indicazioni stanno a metà tra l'ovvio ed il faceto, l'unica cosa vera è che il fotovoltaico sui terreni liberi verrà fatto e, in provincia di Parma, ha un padrino che è  l’assessore provinciale all’Ambiente Giancarlo Castellani.
19 maggio 2010 alle 17:24
Sono stupito per l’intervento di Ambrogio Ponzi e vorrei suggerirgli di informarsi bene prima di emettere certe sentenze.
Se lo ritiene può visitare il sito della Provincia (www.provincia.parma.it) dove troverà il resoconto della conferenza stampa con la quale, stamattina, ho presentato l’accordo con Arpa e Usl per normare la realizzazione di impianti fotovoltaici a terra (testo che sarà presto scaricabile sul portale ambiente della Provincia) Faccio presente che, al momento, non vi sono norme di legge che impediscono la realizzazione di impianti su suolo agricolo: l’intento della Provincia è quello di creare le condizioni di compatibilità necessarie per evitare una proliferazione incontrollata.
Cordiali saluti.
Giancarlo Castellani
Fotovoltaico: le osservazioni dell'Assessore provinciale all'ambiente Giancarlo Castellani.
La firma: da sinistra Pirondi, Castellani e Franchini
Fotovoltaico
Il territorio tra il depuratore e il distributore di San Michele Campagna che verrà ricoperto da impianto fotovoltaico su terreno agricolo.
L'intervento dell'Assessore all'ambiente Giancarlo Castellani
«La Provincia si è attivata per promuovere la produzione di energia solare pubblicando diversi bandi per incentivare la realizzazione di impianti nei comuni parmensi (19 gare sono già state avviate mentre altre 3 stanno per partire, ndr) e intendiamo raggiungere i 50 Megawatt, il 10 per cento del fabbisogno parmense, in grado di soddisfare il consumo energetico medio di 45.000 persone. Dobbiamo però prestare attenzione al consumo del suolo, all'impatto sul paesaggio, sulle falde acquifere e sulla biofauna, attraverso azioni mirate. Così come alla sicurezza degli impianti, che devono essere recintati e dotati di sistemi di controllo e allarme».
«Per quel che riguarda la localizzazione degli impianti privilegiamo i terreni compromessi, come le ex cave e le discariche esaurite. Ma purtroppo la legge nazionale non prevede limiti per la loro estensione e questo fa sì che possano spuntare centrali enormi».
L'intervento del responsabile del Servizio sistemi ambientali dell'Arpa Riccardo Franchini
«Ci sono progetti che hanno destato qualche preoccupazione. A noi non piacciono molto, perché non vorremmo che piano piano i pannelli occupassero i terreni oggi destinati all'agricoltura. Gli impianti sono comunque soggetti alla Valutazione di impatto ambientale - conclude - ma era necessario aprire un confronto con Ausl e Provincia».
"E chi l'avrebbe mai detto che una capra avrebbe potuto essere così utile alle centrali fotovoltaiche? Il piccolo erbivoro rappresenta infatti la soluzione più pratica ed ecologica per evitare che l'erba infesti i pannelli compromettendone il loro rendimento. Una soluzione suggerita nelle linee guida varate da Provincia, Ausl e Arpa. Gli animali dovranno però provenire da un allevamento indenne da brucellosi e ci sarà l'obbligo di delegare il servizio veterinario alla loro registrazione nella banca dati nazionale delle movimentazioni e dei censimenti. Acqua e foraggio, poi, non dovranno mai mancare e l'impianto dovrà essere ispezionato quotidianamente. Le capre-giardiniere, però, non potranno sgranchirsi le zampe tanto facilmente. Gli sarà infatti vietato il "pascolo vagante", a meno che non venga autorizzato dal sindaco del Comune dove sorge l'impianto. "

Fotovoltaico: le perplessità dell'Assessore.
Dal resoconto del quotidiano Polis del 20 maggio 2010 in margine alla conferenza "Le linee guida per il fotovoltaico a terra".
...... e quelle delle capre.
Polis del 20 maggio 2010 in margine alla conferenza "Le linee guida per il fotovoltaico a terra".
Il fotovoltaico su suolo agricolo in Consiglio Comunale: rinvio
L'ordine del giorno del Consiglio comunale del 28 luglio 2010 prevedeva al punto 6 la trattazione ed approvazione del seguente argomento: 
6. PIATTAFORMA FOTOVOLTAICA COMUNALE IN LOCALITA’ RIMALE. COSTITUZIONE DEL DIRITTO DI SUPERFICIE SULL’AREA. APPROVAZIONE. (RELATORE SINDACO).
Per motivi che è possibile solo ipotizzare il punto viene rinviato, quel che è certo è che non si tratta di un ripensamento, a mio auspicabile, sui contestati campi fotovoltaici su terreni agricoli. Alcuni individuano il motivo del rinvio nel mancato perfezionamento di atti preliminari o addirittura nella eccessiva onerosità del prezzo di l'acquisizione dell'area.
In compenso nella stessa seduta viene confermato il via alla installazione di impianti foto voltaici sui tetti di alcuni edifici pubblici: Palazzo Porcellini, scuole materne Rodari e di Lodesana e asilo nido L'Aquilone. Alla trattazione dell'argomento non era presente l'intero gruppo consigliare del PD che in precedenza e per altri motivi si era ritirato dall'aula. Era invece presente il Consigliere di minoranza Giuseppe Cerri che, come sempre preparato, ha sollevato alcune osservazioni sull'iniziativa senza sminuirne l'importanza.


Ambrogio Ponzi risponde
19 maggio 2010 alle 21:58
Egregio assessore Giancarlo Castellani, non mancherò certamente di leggere il testo come da lei suggerito. Ho letto comunque il comunicato stampa oggi pubblicato che ricalca le anticipazioni riportate sull’invito con due interessanti annotazioni:
1. Riccardo Franchini, responsabile del Servizio Sistemi ambientali dell’Arpa di Parma afferma che “A Parma sono già stati presentati oltre 60 progetti di impianti fotovoltaici a terra di grandi dimensioni, sopra 1 Mw: un’alta richiesta che ci ha messo di fronte a un impegno notevole dal punto di vista tecnico e per la quale non eravamo adeguatamente preparati”, questa importante affermazione conferma le mie perplessità sia sull’impatto ambientale conseguente sia sull’impreparazione con cui si è affrontata la materia che si tenta di recuperare con “linee guida” ad aree già definite.
2. Si afferma poi che “I principali problemi che gli impianti fotovoltaici a terra possono generare riguardano soprattutto il ripristino dell’utilizzo originario dei terreni, una volta dismessi gli impianti, e l’eventuale impatto sul paesaggio circostante.” . Signor Castellani questo ha un minimo di senso solo se tutto l’ambiente circostante venga conservato nell’attuale situazione sulla base di un vincolo certo per i venti anni. Lei deve ammettere che la localizzazione dei due impianti (Rimale e San Michele campagna) su suolo agricolo nel Comune di Fidenza è l’inizio della riclassificazione dei terreni circostanti ad usi diversi da quello agricolo. A questo punto il ventilato ripristino è solo consolatoria.
Tornando al mio intervento e senza tediarla ulteriormente dico che ci troviamo su posizioni diverse, opposte. La mia posizione è assolutamente critica verso il fotovoltaico su terreno agricolo, la sua nasce dagli atti ufficiali prodotti dall’amministrazione provinciale di cui lei è Assessore provinciale all’Ambiente.
Solo in questo senso deve leggersi il mio richiamo alla sua responsabilità personale in queste scelte sbagliate.
Ambrogio Ponzi


21 settembre 2010
Il fotovoltaico su suolo agricolo in Consiglio Comunale
Rimale
L'approvazione definitiva dell'installazione di una  piattaforma fotovoltaica nella campagna di Rimale, già in ordine del giorno del Consiglio comunale del 28 luglio 2010 ma poi rinviata, è avvenuta nel Consiglio Comunale del 21 settembre 2010. Il motivo del rinvio si era reso necessario, stando a quanto spiegato dall'arch. Alberto Gilioli, per ridefinire gli accordi col proprietario. La rinegoziazione ha comportato un aggravio per il comune in termini di convenienza ma non in misura tale da alterare i risultati della gara, risulterebbe quindi ancora un margine di maggior convenienza rispetto alle offerte degli altri concorrenti. La prassi adottata ha di fatto concesso ad un responsabile tecnico un potere discrezionale di manovra ulteriore che non ci convince.  L'onere aggiunto per il Comune deriva dal riconoscimento al proprietario del fondo agricolo del diminuito valore sulla residua parte del fondo stesso. Dalla vicenda apparentemente amministrativa emerge tuttavia un ulteriore dato importante che non è certamente amministrativo: oltre ai 25.000 mq  dell'area direttamente interessata all'impianto ulteriori 37.000 mq di area diventano a limitato o nullo utilizzo agricolo. Questo per ammissione dello stesso arch. Alberto Gilioli nel corso della sua "illustrazione" sui motivi che hanno portato alla rinegoziazione. 
Alla fine il tutto è stato approvato grazie ai voti della maggioranza che tuttavia deve prendere atto dell'uscita dall'aula consiliare, al momento del voto, del consigliere Daniele Aiello.
All'opposizione il solo Consigliere Giuseppe Cerri (lista civica) ha dato voto contrario. L'altra "opposizione" si è fatta viva con il Consigliere Francesco Ghisoni che, prima di rientrare tranquillamente nei ranghi ed astenersi insieme agli altri del PD, ha ribadito alcuni concetti generali già espressi da Cerri senza poi arrivare ad alcuna autonoma determinazione. Insomma chi sperava un "contrordine compagno" dettato dalla coscienza ecologista dei consiglieri PD è rimasto deluso.   
Ultima annotazione, per questa operazione non è stato richiesto il parere Commissione per la Qualità Architettonica ed il Paesaggio. Non inganni il numero degli enti coinvolti e citati dall'architetto nella seconda parte dell'intervento: remavano tutti nella stessa direzione obbligata.




Novembre 2010
Il fotovoltaico su suolo agricolo: la regione ci ripensa

REGIONE EMILIA-ROMAGNA - ASSEMBLEA LEGISLATIVA
ATTO DI INDIRIZZO - RISOLUZIONE
Oggetto n. 571 - Risoluzione proposta dai consiglieri Meo, Naldi, Monari, Pariani, Sconciaforni, Donini e Barbati per impegnare la Giunta a predisporre linee guida per disciplinare gli impianti di pannelli fotovoltaici a terra. (Prot. n. 32543 del 4 novembre 2010)
Approvata risoluzione dei Verdi per regolamentare l'installazione di impianti fotovoltaici su terreni agricoli

L'Assemblea legislativa dell'Emilia-Romagna ha approvato una risoluzione presentata dalla consigliera regionale dei Verdi Gabriella Meo e sottoscritta da numerosi altri per impegnare la Giunta a predisporre al più presto una norma che regolamenti la realizzazione di impianti fotovoltaici a terra.
"La risoluzione - spiega soddisfatta la consigliera Meo - è stata approvata con il voto favorevole di tutti i gruppi, sia di maggioranza sia di opposizione. Ciò è molto importante perché evidenzia quanto l'occupazione di suolo agricolo da parte dei grossi impianti fotovoltaici sia considerato un problema da parte di tutte le forze politiche."
"Abbiamo dato indicazioni chiare - continua Meo - alla Giunta per individuare le aree in cui vietare l'installazione a terra di impianti fotovoltaici come gli ambiti rurali ad alta vocazione produttiva o quelli interessati da vincoli di carattere ambientale o paesistico. Nello stesso tempo abbiamo indicato le aree su cui indirizzare l'installazione di tali impianti come quelle a
destinazione produttiva, le aree adibite a parcheggio, le superfici coperte già esistenti o le aree libere poste all'interno della perimetro dell'abitato."
"Benché la tecnologia fotovoltaica consenta di produrre energia pulita, utilizzando una fonte rinnovabile, non la si può considerare priva tout court di impatto sull'ambiente, in quanto occorre distinguere tra le diverse tipologie di impianto. In particolare, essa è difficilmente condivisibile quando è realizzata mediante grandi impianti a terra di pannelli fotovoltaici realizzati su suoli agricoli."
"E' risultato evidente a tutti i consiglieri - conclude Meo - che gli impianti fotovoltaici integrati sull'involucro esterno degli edifici di taglia piccola e media godono di una serie di vantaggi fondamentali rispetto alle grandi centrali a terra: generano energia elettrica nel luogo del consumo e riducono le perdite di distribuzione; impiegano superfici dell'involucro altrimenti
inutilizzate; sono meno appetibili da parte di speculatori estranei al tessuto produttivo locale (viceversa a caccia di investimenti di taglia maggiore); promuovono in modo più efficace gli operatori locali, contribuendo a sviluppare professionalità tra gli installatori e i progettisti nostrani; infine, se ben integrati negli edifici possono essere occasione di riqualificazione architettonica in edilizia."


E da noi?

Ricordiamo che nella seduta del Consiglio Comunale di Fidenza del 21 settembre scorso veniva approvato un impianto fotovoltaico su terreno agricolo nella frazione di Rimale, i dettagli li trovi in questa stessa pagina. I consiglieri Giuseppe Cerri e  Daniele Ajello avevano, in modo diverso, espresso il loro dissenso. Giuseppe Cerri della minoranza non PD aveva votato contro mentre Daniele Ajello della maggioranza aveva abbandonato. I consiglieri del PD, non avendo in proposito opinione propria, hanno preferito astenersi. In questo confermando il loro allineamento alle posizioni del partito in provincia così ben illustrate dal consigliere provinciale Giancarlo Castellani, vedi sempre in questa pagina.
Dicembre 2010
Il fotovoltaico su suolo agricolo: San Michele Campagna

Con la delibera numero 245 del 13 Dicembre 2010 la giunta ha approvato in via definitiva la convenzione con San Donnino Multiservizi s.r.l. per la costruzione e gestione della piattaforma collettiva fotovoltaica comunale in corso di realizzazione nei pressi del depuratore urbano in località San Michele Campagna. Nel frattempo e nei giorni immediatamente successivi i lavori sono avanzati ed oggi 21 dicembre è già possibile vederne l'effetto complessivo e l'impatto su territorio. Il campo  è incuneato tra la strada provinciale per Soragna ed il Rio Venzola appena oltre il depuratore urbano da questo separato da un terreno libero. La localizzazione dell'impianto, su questi terreni a vocazione agricola, già in parte compromessi e da oggi totalmente compromessi, presenta comunque problemi di compatibilità ambientale principalmente per la vicinanza della sede stradale per i quali verranno adottati alcuni accorgimenti (barriere od altro).  La realizzazione dell'impianto fotovoltaico resta comunque un tassello di quella urbanizzazione che, in modo abbastanza disordinato, sta interessando tutta l'area compresa tra la tangenziale nord e l'autostrada ed oltre se si considera il complesso del centro del freddo in via di ampiamento. 

Le strutture
Limite nord
Limite sud ripreso dal depuratore
 
L'inganno del fotovoltaico

"Provincia e progetto "Fotovoltaico Insieme": insieme per la speculazione?".
6 luglio 2011
Si chiama “Fotovoltaico insieme” il progetto della Provincia di Parma per dotare ogni comune venga di un campo solare che produca energia elettrica. L'amministrazione ha dichiarato di essere riuscita ad attirare nel nostro territorio ben 120 milioni di euro di investimenti. I parchi fotovoltaici crescono come funghi e non c'è comune che non ci stia. Ma qualcosa non è chiaro. Quando si vanno a leggere gli articoli della Gazzetta si vengono a sapere altri fatti, altre informazioni.
A Fidenza, a fronte di un parco fotovoltaico della potenza di 998 Kwh, costato 3,8 milioni di euro e che produrrà 1,2 milioni di Kwh, il comune incassa solo 100.000 euro, mentre il volume degli incentivi prodotto dall'impianto sarà invece di 530.000 euro. A Varsi, a fronte di un impianto di 800 Kwh di potenza, che dovrebbe rendere circa 400.000 euro di incentivi, il comune ne introita solo 50.000. Come mai?
La risposta è semplice. Le amministrazioni locali si occupano solo dell'affitto del terreno, e tutto il resto se lo intasca chi ha allestito il progetto.
A Roccabianca il comune incamererà solo 100.000 euro, anzi 80.000 perché 20.000, scrive il giornalista della Gazzetta, li dovrà dare alla Provincia per le consulenze.
Anzi, ancora meno. Spetterà ancora al comune pagare l'affitto al proprietario del terreno, che è un privato. Qualcosa non torna.
Tutti ormai sanno che il fotovoltaico, con gli incentivi, rende circa il 12% annuo del capitale investito. Quasi tutte le banche sono disposte a concedere mutui ai municipi per impiantare campi fotovoltaici fino ad un massimo di 5 milioni di euro.
Anche se le banche chiedono interessi del 6%, gli incentivi sono sufficienti a ripagare mutuo ed interessi e resta sempre un gruzzolo da utilizzare, soprattutto perché nel frattempo il costo dei pannelli tende continuamente a diminuire. Perché allora ogni comune della provincia non fa in modo di dotarsi di impianti energetici propri? Perché non copiare Monchio, che utilizzerà una parte dei proventi degli incentivi per ristrutturare le case del paese ai fini del risparmio energetico?
O meglio ancora come Fornovo che, costituita una ESco, coinvolge i cittadini stessi e i loro tetti nell'impianto, facendo lavorare artigiani del luogo all'installazione.
Se l'energia rinnovabile è un'occasione di diffusione di nuova impresa nel territorio, come tutti concordano, non si capisce perché ogni comune non ne possa diventare il motore. Non si capisce perché gli incentivi, prelevati dalle nostre bollette, debbano finire nella maggior parte dei casi in tasca ad aziende già ampiamente consolidate ed estranee al mondo del lavoro locale, sia per la progettazione che per l'installazione.
Certo, si può capire che piccoli comuni di montagna o della bassa non si sentano tecnicamente attrezzati per farlo da soli. Ecco allora che si capirebbe l'intervento della Provincia per sussidiarli, integrando le loro capacità. Non certo per sostituirsi ad essi, delegando ai privati sia il lavoro che il finanziamento e gli introiti. O peggio, addirittura per chiedere quel 5% ai comuni che ha il sapore di un balzello per non dire di peggio. I soldi degli incentivi vengono da tutti noi e devono principalmente finire in tasche pubbliche. Devono servire a finanziare opere e servizi per il bene comune e rivitalizzare quell'imprenditoria minuta che è alla base della democrazia economica. Ma questo non sembra proprio l'intento del meccanismo messo in piedi dalla Provincia.
Un impianto fotovoltaico sui tetti riceve una tariffa di incentivazione, un impianto a terra ne ricava una inferiore. I parchi fotovoltaici di cui stiamo parlando, quelli da 1 Mwh, in gran parte vengono installati a terra. Se un'azienda o una finanziaria se li intestassero, ne fossero i proprietari, percepirebbero 0,30 euro di tariffa onnicomprensiva. Per i comuni, al contrario, sia che l'impianto sia sui tetti, sia che sia a terra la tariffa onnicomprensiva è la stessa, quella massima, cioè 0,44 euro.
Tutto questo, nelle intenzioni, è per favorire i Comuni. Ma le cose nella pratica vanno diversamente.
Nel conto energia che fa capo al Gse è prevista la possibilità di cedere la concessione ventennale di cui si è intestatari ad altri, ad una banca, ad una finanziaria. Una volta che, con atto notarile, la concessione ventennale è passata alla finanziaria, è questa che riceve tutti i soldi della incentivazione.
Il meccanismo della Provincia funziona proprio in questo modo. L'amministrazione, attraverso il project-financig, raccoglie investitori disposti a mettere i soldi.
I comuni si intestano il parco fotovoltaico da costruire e quando arriva l'omologazione dal Gse cedono la concessione ventennale alla finanziaria, che si tiene la tariffa onnicomprensiva corrispondente all'energia prodotta, cioè tutti soldi degli incentivi.
Ma in quel modo intasca il massimo della tariffa garantita ai comuni, gli 0,44 euro a Kwh e non gli 0,30 euro che spetterebbero ad una normale azienda privata.
In tal modo, le finanziarie truffano legalmente il Gse per 0,14 euro a Kwh. Moltiplicando gli 0,14 euro per i 30 milioni di Kwh prodotti da tutti gli impianti coinvolti, circa 24 parchi fotovoltaici come affermato dalla Provincia, si ottengono circa 4.200.000 euro che, moltiplicato 20, gli anni di concessione, fanno circa 84 milioni di euro.
Questo l'importo totale che le finanziarie agguantano al Gse e che, guarda caso, corrisponde a più dei due terzi del capitale che hanno investito. Tutto il resto degli incentivi è quindi per loro guadagno netto, grasso che cola. Ma andiamo avanti.
L'energia che viene prodotta e che fa scattare gli incentivi è energia elettrica, ha un valore definito, cioè 0,09 euro a Kwh, e viene venduta a quel prezzo all'Enel. Un impianto da circa 1 Mw di potenza produce mediamente 1200 Mwh, cioè 1.200.000 Kwh. Provate voi a fare i conti. Sono circa 108.000 euro.
Proprio quei centomila euro da cui eravamo partiti, a Fidenza: i soldi che il comune si prende da tutta la storia. In altre parole, le finanziarie girano ai comuni solo i proventi della vendita all'Enel dell'elettricità prodotta. Anzi, un po' meno perché c'è da dare qualcosa alla Provincia che ha organizzato il project-financing attraverso l'assessorato all'ambiente. Pare siano 20.000 euro ad impianto.
Alle finanziarie va la massa dei soldi degli incentivi. Alla fine coi circa 30 Mw installati e i 120 milioni di euro investiti si prenderanno circa 15 milioni annui per venti anni, cioè 300 milioni. I comuni non avranno nemmeno l'energia elettrica gratis, ma solo pochi spiccioli, chi più chi meno. Ma soprattutto non avrranno colto l'occasione di diventare impresa, di essere in grado di produrre progetti e lavoro.
Alla Provincia andrà la sua piccola percentuale per il disturbo che, però, moltiplicata per 24, il numero degli impianti, fa una cifra niente male. Appunto per questo si chiama "fotovoltaico insieme".  Ma insieme a chi, in realtà? Insieme alla speculazione, ci sembra di poter dire. E questa massa di denaro che circola, a quali tasche giunge?

Giuliano Serioli
Rete Ambiente Parma
Aria Acqua Suolo Risorse Energie 
Comitati Uniti per la Salvaguardia del Territorio Parmense