"Non abbiamo il petrolio, noi. Non abbiamo il gas, non abbiamo l'oro, non abbiamo i diamanti, non abbiamo le terre rare, non abbiamo le sconfinate distese di campi di grano del Canada o i pascoli della pampa argentina. Abbiamo una sola, grande, persino immeritata ricchezza: la bellezza dei nostri paesaggi, la bellezza dei nostri siti archeologici, la bellezza dei nostri borghi medievali, la bellezza delle nostre residenze patrizie, la bellezza dei nostri musei, la bellezza delle nostre città d'arte.
E ce ne vantiamo. Ce ne vantiamo sempre. Fino a fare addirittura la parte dei «ganassa»"
Il Corriere della Sera pubblica un articolo (disponibile anche on-line) in cui Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella presentano il loro ultimo lavoro significativamente titolato "Vandali" dove "raccontano come e perché l'Italia stia distruggendo la sua unica ricchezza: l'arte".
Riflettere sulle loro argomentazioni serve poco se non ci confrontiamo col "noi, adesso qui" se non ci porta a riconsiderare quale attenzione portiamo alle bellezze dei nostri luoghi, urbani e non, ed alla loro conservazione. Le considerazioni circa la valorizzazione delle bellezze architettoniche ed ambientali, ma anche di tradizione, vengono dopo. Non si può valorizzare ciò che si ha senza conoscerlo e senza tutelarlo in modo adeguato.
Il nostro "ponte Romano" impoverito giorno per giorno dalla rimozione di sassi (uguali ad altri sassi) ha subito più danni negli ultimi dieci anni che nel precedenti mille e più anni. Nel contempo sono esponenzialmente cresciute la celebrazione e l'esaltazione del "ponte romano" sotto l'insegna della sua valorizzazione, salvo poi spacciare, in buona fede, altri sassi o mattoni come parte dello stesso solo perché più immediatamente visibili.
Stesso discorso per il Duomo, in cui alla valorizzazione della facciata, pur oggetto bisogna dirlo di studi e ricerche anche recenti, corrisponde l'abbandono al proprio destino del complesso absidale e alla "musealizzazione" di alcune parti come la cripta e gli arredi. Si è preferito l'effetto scenico della illuminazione notturna, peraltro eseguito senza i dovuti riguardi con manodopera da "massimo ribasso". Ed allora abbiamo una torre illuminata in cui è impedito l'accesso al complesso campanario per inagibilità delle scale. Certamente nel recente passato non abbiamo fatto meglio, basti ricordare nel 1985 la distruzione dell'altare sostituito con una pietra di tal peso da richiedere il rinforzo delle strutture sopre la cripta e la rimozione di alcuni ripari laterali che hanno incentivato usi impropri sul lato nord della cattedrale, ed ancora l'antica vasca battesimale che abbiamo ereditato come acquasantiera e che lasciamo a quelli dopo di noi. in un contesto surreale nel Museo del Duomo.
Limitarsi al duomo è comunque riduttivo esistono altre realtà su cui si accentra l'attenzione dei "valorizzatori" attenti più alle capacità di ottenere finanziamenti pubblici che alla bontà della iniziative, parliamo per esemplificare, del complesso del Collegio dei Gesuiti ma non solo.
In questo quadro merita tuttavia positiva menzione l'iniziativa di recupero del monastero di Castione recentemente approvato da Consiglio Comunale.
Se tuttavia volessimo indicare un caso simbolo di mancanza di attenzione e cura potremmo indicare come tale Palazzo Arzaghi ancorché non sia di tutti quelli indicati il maggiore o il più storicamente importante.
11 febbraio 2011
Difficile riconoscere l'edificio originale oggi affogato dalle costruzioni anche precarie che via via sono state aggiunte negli anni cinquanta e successivamente. L'insieme di questi edifici ha costituito per lungo tempo la struttura ospedaliera di Fidenza prima del recente trasferimento nella nuova struttura di Vaio ed il vecchio ospedale e le sue pertinenze sono state proposte al mercato immobiliare. E' del novembre 2008 la notizia che l’Ausl ha venduto per poco meno di otto milioni di euro l’ex ospedale, nel 2007 era stato tolto il vincolo sulla struttura, oltre che appartamenti potrà avere destinazione commerciale. Vedi dettagli.
Si aprirà pertanto un nuovo capitolo nella tormentata storia urbanistica di Fidenza.
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24/01/2009 ricevo questo commento firmato: "Credo di aver letto sulla gazzetta che la parte antica sarà preservata (come nella vecchia caserma dei carabinieri........8 m. di muro esterno) e spero altrettanto per l'area verde. Ogni giorno mi torna in mente l'esortazione di Seneca a Lucilio "vivi nascosto"e penso che sia la sola cosa sensata che ho sentito nei 54 anni della mia misera esistenza. Oggi mi sento molto positiva. Ad maiora"
"Il collegio fu fondato nel 1703 dalla Marchesa Maria Maddalena Pallavicino di Tabiano, che aveva vestito l'abito delle religiose Orsoline insieme ad altre giovani del nostro Borgo. La costruzione dell'edificio sacrificò la vecchia Torre Salvaterra (1302), per la cui porta si entrava nella fortezza di Borgo. La storia dell'Istituto dovette fare i conti con la soppressione napoleonica del 1805 e nel 1809 l'edificio fu adibito a Ricovero di mendicità per donne.
Le Orsoline vi ritornarono dopo la guerra 1915-18, dopo aver lasciato la sede del "Collegio dell'Angelo" (diventato Ospedale Civile) e da allora l'Istituto conobbe un periodo di fervida attività nel campo educativo femminile, materno, elementare e magistrale, con la preparazione di leve insegnanti ovunque apprezzate.
Nel 1957, per motivi d'ordine economico, le Orsoline lasciarono Fidenza e l'Istituto, di proprietà della Casa Di Riposo, fu adibito ad abitazioni private, sedi scolastiche e sportive, con un graduale ed inarrestabile deterioramento."
(da: 4 PASSI PER FIDENZA - Quaderni fidentini - N. 9 - 1979)
In realtà si trattò di un allontanamento delle suore Orsoline, vittime del un clima ostile creato dal massimalismo politico di allora che non vedeva favorevolmente la presenza degli istituti religiosi in campo educativo. Il palazzo, in parte riattato, attualmente ospita il "Museo del Risorgimento", dedicato al garibaldino locale Luigi Musini, il museo Paleontofilo, che raccoglie reperti fossili provenienti dal locale Parco Naturale dello Stirone, la biblioteca comunale "M. Leoni" e la sala Auditorium.
Nel 2000 il complesso è stato interessato da un intervento della cooperativa Di Vittorio che ha creato otto unità abitative. Queste attività ed iniziative hanno rivitalizzato alcune parti del palazzo senza intaccarne l'immagine complessiva di precarietà. In passato il palazzo è stato anche interessato da presenze abusive.
Il Comune di Fidenza aveva incaricato lo studio Peia Associati per la redazione del progetto relativo al Palazzo delle Orsoline di Fidenza destinato a centro culturale comunale. Il programma di progetto prevedeva la sistemazione degli spazi dedicati alla Mediateca e all'Archivio Storico al primo piano e al sottotetto, la sistemazione del cortile interno ed altri interventi minori. (vedi pagina web)
In ogni caso il palazzo richiede un ulteriore sforzo di progettualità.
Il Collegio o palazzo delle Orsoline
Il Collegio dell'Angelo (Venduto)
L'ex-ospedale visto da via Berenini
L'ingresso dell'ex-ospedale, sulla destra il fabbricato del Collegio dell'Angelo
Strutture dell'ex-ospedale da via I Maggio
16 settembre 2011
Ricevo, condivido e rilancio:
"Come sai, sia il Comune sia la Soprintendenza sembrano intenzionati a creare in Palazzo Orsoline un Museo Archeologico, con l'ingresso da via Berenini, che diventerebbe anche l'ingresso prestigioso e principale di tutte le realtà culturali di OF Fidenza.
Allora quale migliore occasione per ripristinare integralmente il portale come era in origine?
Mi spiego: alle spalle dell'attuale portone esterno in legno esisteva fino al 1957, arretrato di circa 3 metri dove esiste tuttora un gradino, uno splendido portale interno in noce, originale del '700, tutto scolpito con putti e tralci di fiori e frutti (vedi foto).
Quando le Orsoline abbandonarono Fidenza (1957) il portale fu smontato e collocato nei solai del palazzo Gesuiti e successivamente in locali a piano terra del medesimo palazzo, assieme ad altri mobili vecchi in disuso.
Fino al 1995 (vedi articolo della Gazzetta di Parma del 19.11.1995) il portale era ancora là a piano terra (foto del portale appunto del '95).
E nell'articolo si auspicava fin da allora (16 anni fa) il ricollocamento del portale nella sua sede originale.
Ora i compiti sono due:
1° - verificare se il portale da qualche parte esiste ancora,
2° - se c'è ancora, convincere chi di dovere a rimetterlo al suo posto originale, ovviamente dopo opportuno restauro se necessario."