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Progetti ed interventi dal 1976 al 2006

Il palazzo, attualmente di proprietà della Cooperativa di Costruzioni S.c.r.l. di Modena, è stato dichiarato particolarmente importante con decreto del Ministero dei Beni Culturali ed Ambientali del 5 agosto 1992 ai sensi della legge 1 giugno 1939 n. 1089 e come tale deve essere tutelato. Da tempo è in stato d'abbandono e presenta rischi concreti di degrado irreversibile. E' quindi necessario trovare una soluzione pubblica, privata o mista che assicuri alla città la conservazione di questo palazzo, uno dei pochissimi edifici residenziali veramente antichi. Negli ultimi trenta anni rileviamo interventi conservativi non sempre mirati all'effettiva tutela del bene e tentativi di ristrutturazioni improprie.
In particolare:
  • nel 1976 fu autorizzata ai proprietari la posa di catene e la sostituzione dell'orditura di legno del tetto;
  • è del 1991 la presentazione da parte delle società modenesi P.M.R. 2 s.r.l. e Sistema s.c.a.r.l. richiesta per il restauro e la ristrutturazione dell'edificio. Il progetto, stilato dagli architetti Bruno Parizzi e Stefano Malvenuti, era palesemente in contrasto con la categoria d'intervento del restauro scientifico attribuita all'edificio ed è stato rigettato dalla Soprintendenza e non autorizzato;
  • il progetto è stato ripresentato nel 1994, valutato negativamente dall'Ufficio Tecnico Comunale e dalla Soprintendenza con parere del 20 giugno 1994;
  • nel 1997 era presentata istanza per il restauro complessivo del primo piano da destinare ad uffici. L'intervento, autorizzato dalla Soprintendenza con nota del 6 febbraio 1997 indicante le modalità e le prescrizioni, l'autorizzazione fu revocata per la mancata presentazione dei dati richiesti a corredo e completamento della pratica;
  • nel 2000 è stata rilasciata ordinanza d'Occupazione Suolo Pubblico per l'installazione di ponteggio a protezione della facciata e verifica elementi pericolanti;
  • nel 2002 con assenso del Comune e parere positivo della Soprintendenza è autorizzata la demolizione di murature divisorie, superfetazioni e simili e la messa in sicurezza del fabbricato. La genericità dell'autorizzazione a nostro avviso ha permesso lavori che hanno indebolito le protezioni della struttura;
  • nel luglio 2004 riscontro tecnico del tecnico comunale arch. Marisa Pizzi;
  • il 19 settembre 2006 sopralluogo dell'arch. Elena Ferrandi con scambi di lettere tra Comune, Soprintendenza proprietà quindi il 21 settembre 2006 è notificata alla Cooperativa di Costruzioni S.c.r.l. di Modena ordinanza per la messa in sicurezza del fabbricato e dell'area circostante, il verbale di fine lavori è del 13 ottobre 2006;

Palazzo Arzaghi
Palazzo Arzaghi fronte di via Fra' Gherardo
Palazzo Arzaghi fronte di via Romagnosi
Alcune notizie

La pianta dell'edificio ha forma irregolare ed asimmetrica, da questo si presume che il palazzo cinquecentesco sia il risultato dell'accorpamento di tre costruzioni medioevali (forse trecentesche). I lavori fatti eseguire dagli Arzaghi rispecchiano la necessità di possedere una residenza di rispetto da parte di una famiglia altolocata. La famiglia Arzaghi, originaria di Casalmaggiore, è presente a Borgo San Donnino nel 1513, anno in cui le cronache riportano di un certo Beltrando Arzago custode della parte inferiore della Porta San Michele e di Giovan Battista Arzago benefattore della Comunità. Il casato si estinse nel XVIII secolo o, più probabilmente, in quello seguente Nel secolo scorso Palazzo Arzaghi ospitò il primo asilo infantile di Borgo San Donnino.

Delitto prossimo venturo
Settembre 2008
Palazzo Arzaghi in una fotografia del 1976 sovrapposta al un'immagine attuale. Come si vede si è intervenuti allegerendo gli archi dai muri di di riempimento e togliendo i serramenti , porte e persiane. Ciò ha accellerato il degrado della struttura.
E' ormai evidente che il palazzo, una volta completato questo processo di degrado, si renderà appetibile per una nuova  speculazione edilizia.

Come era e come è
Novembre 2008: le stanze degli affreschi
STATO DI CONSERVAZIONE
ANNO 2008
Con lettera datata 31 ottobre 2008 l'Ufficio Tecnico del Comune trasmetteva alla proprietaria società COOPERATIVA DI COSTRUZIONI di Modena controllata dalla LEGACOOP di Modena, copia della nota d'Italia Nostra disponendo per un sopralluogo al fine di verificare se l'attuale stato d'incuria possa compromettere la struttura stessa del fabbricato. Era inoltre espressa la volontà di verificare le richieste tuttora pendenti presentate dalla società proprietaria e dei provvedimenti assunti per il decoro e la messa in sicurezza del bene.
Dal sopralluogo con la proprietà, eseguito il 7 novembre, emergeva la necessità di un intervento di pulizia poi effettuato dalla ditta Grandedil srl di Nonantola (MO), il cortile risulta ora sgombro da piante infestanti fuori terra. Sono inoltre poste in opera alcune puntellature metalliche al piano terra. In seguito il 27 novembre un sopralluogo, presente un funzionario della soprintendenza, constatava l'esecuzione dei lavori. Nel corso dei lavori non sono esposti cartelli o avvisi e quantomeno indicazioni circa il committente, l'impresa ed il tecnico incaricati, il personale utilizzato e la natura dell'intervento.
L'intervento non ha in ogni caso riguardato le coperture dell'edificio, che versano tuttora in pessimo stato, e le protezioni alle luci di finestre ed ingressi.  Nei verbali redatti il 7 e 27 novembre manca ogni accenno allo stato attuale dei dipinti ad affresco.


29 Ottobre 2008
ITALIA NOSTRA chiede un intervento di tutela con una lettera aperta al Sindaco di Fidenza.
La notizia viene riportata sulla stampa locale.


2008 - La denuncia di Italia Nostra


 
Il provvedimento ministeriale del 25 agosto 1992
PREMESSA
Sulla base di nuova documentazione in nostro possesso siamo in grado di ricostruire le vicissitudini che hanno portato all'attuale situazione di abbandono in cui si trova il Palazzo Arzaghi. Gli eventi, riportati cronologicamente, si riferiscono agli ultimi trenta anni, ma solo in minima parte hanno comportato interventi effettivi di tutela ed tantomeno di restauro o recupero. Alcune parti dell'edificio si presentano totalmente degradate; dei decori interni, che già apparivano di improbabile recupero nel 1996, rimangono poche tracce. In occasione della demolizione di palazzo Bellotti è scomparso un arco che fungeva da ingresso ad un vicolo cieco tra i palazzi Arzaghi e Bellotti. L'attenzione che comune riserva a Palazzo Arzaghi non deve ulteriormente limitarsi ad evitare interventi di "ammodernamento", ma va ricercata insiema alla proprietà una soluzione per un suo utilizzo. 
La rimozione dell'arco verso piazza Duomo

Sino al 2001 su Via Fra Gherardo l'angolo nord-est del palazzo si affacciava su Piazza Duomo con un arco che introduceva direttamente ad un cortiletto interno confinante col vicino palazzo Bellotti. La sciagurata distruzione di questo palazzo iniziata appunto nel 2001 ha portato alla rimozione di questo elemento di non grande pregio ma importante nel conferire movimento alla facciata di palazzo Arzaghi prospettante su via Frate Gherardo ed all'angolo sud-ovest di Piazza Duomo. Il recupero dell'arco era previsto nei progetti di ristrutturazione presentati negli anni novanta. 
La mancata prosecuzione-ultimazione dei lavori di rifacimento integrale dell'ottocentesco Palazzo Bellotti completa lo squallore attuale della Piazza storicamente più importante della città.

LA RELAZIONE STORICO - ARTISTICA ALLEGATA AL DECRETO

Palazzo Arzaghi , cosiddetto dal nome dell'antica e nobile famiglia fidentina che lo abitò per più di 300 anni - dalla sua fondazione nel sec. XVI fino all'800 - costituisce una delle ultime sopravvivenze di edilizia storico-monumentale della città di Fidenza (come noto, gravemente danneggiata dai bombardamenti dell'ultima guerra),' e sicuramente uno dei più rari esempi anche in umbito parmense di architettura cinquecentesca, tutt'ora conservato nell'integrità della sua struttura originaria sebbene sia disabitato da molto tempo.
Il palazzo sorge all'inizio di Via Frate Gherardo, nel punto in cui la stretta strada sbocca su Piazza del Duomo e quindi a pochi passi dall'eccezionale monumento romanico-antelamico, e ai sviluppa per tutta la larghezza dell'isolato nel quale è inserito, prospettando con il suo fronte posteriore su Via Romagnosi, ovvero su quella direttrice viaria che oggi corrisponde alla linea degli antichi "terragli", le fortificazioni medioevali di Borgo San Donnino (antica denominazione di Fidenza) costituita da mura e terrapieni, le quali perdurarono fino al 1575, quando i Farnese  dotarono la città di un nuovo e più ampio sistema difensivo.
L' impianto plani-volumetrico del Palazzo Arzaqhi riflette i caratteri tipici dell'edilizia civile del sec. XVI. La pianta, compatta, ha forma pressoché quadrata; ad essa, sul fronte posteriore è aggregata una torretta angolare coronata da robuste mensole in cotto, la quale pare costituire la rielaborazione di una più antica torre appartenente alle fortificazioni medioevali. Inoltre, il palazzo si sviluppa su due piani fuori terra, oltre il sottotetto e lo scantinato, il quale occupa tutta l'area dell'edificio e che parrebbe essere stato ricavato scavando nel massiccio basamento delle mura urbane medioevali, a testimonianza anche di un magistero costruttivo tipico dell'epoca rinascimentale.
La facciata principale su Via Frate Gherardo, oggi in mattoni faccia-vista, ma fino a non molto  tempo fa intonacata, come mostrano i lacerti di intonaco ancora visibili, si presenta come una sobria quinta continua appena interrotta dalla bucature delle finestre rettangolari, disposte su  quattro assi, e dal portone d'ingresso, centinato. Nessuna decorazione particolare, ad eccezione delle due terminazioni a bugnato che "chiudono" da un lato e dall'altro la facciata,e  di una cornice che corre sopra i finestrini del sottotetto.
Il fronte posteriore, invece, appare più ricco e articolato, sebbene le originarie caratteristiche architettoniche siano state in parte mdificate nelle epoche successive. Nella sua primogenia  configurazione, infatti, esso presentava per tutta la sua lunghezza al piano terra un portico ad archi a tutto sesto e copeerto con una serie di volte a crociera su pianta pressochè quadrata, e,  al primo piano, un loggiato, anch'esso ad archi a pieno centro sorretti da pilastri in mattoni. Sia la loggia che il portico (ad eccezione delle ultime due campate) risultano oggi tamponati con muri, al centro dei quali si aprono semplici finestre o porte, ma di entrambi sono ancora perfettamente leggibili la struttura e gli elementi formali.
Infine, completano la parte posteriore la già citata torre d'angolo, che al suo interno contiene la scala a due rampe del palazzo, e una piccola area verde, oggi incolta ma un tempo certo un grazioso giardino, la quale è separata dalla Via Romqnosi da un alto muro in mattoni interrotto da una cancellata affiancata da pilastrini.
L'interno del palazzo, organizzato distributivamente sull'asse del lungo corridoio che dal portone d'ingresso conduce al portico posteriore, conserva ambienti di grande interesse, ancora sufficientemente integri. Secondo la classica disposizione costruttivo-tipologica dell'edilizia civile dei sec. XVI-XVII, le sale al piano terreno si presentano prevalentemente coperte con le tipiche volte a crociera o a padiglione unghiato dalla forma assai armoniosa, mentre al piano primlo si riscontrano sale con soffitti lignei a cassettoni con travi, travetti e assito, la cui tipologia e i cui modi costruttivi si apparentano strettamente ad analoghi esempi in alcuni palazzi di Parma caratterizzati da  decorazioni dipinte di grandissimo pregio (Palazzo Tirelli di Borco San Vitale, Palazzo Borri in Borgo delle Colonne) .
E' da notare che nelle attuali sue condizioni il palazzo non mostra apparati ornamentali visibili; tuttavia, proprio per la sua sostanziale integrità e le caratteristiche formali e tipologiche può  fare legittimamente sospettare la presenza di decorazioni dipinte su pareti, volya e soffitti. Ne una conferma il ritrovamento casuale, avvenuto in tempi recenti, di un tondo ad affresco al centro di una volta, forse raffigurante un angelo o un putto, ma ancora di incompleta decifrazione, perchè tuttora non pulito né restaurato, già attribuibile, tuttavia, alla cultura tardo-rlnascimentale.
Per i suoi caratteri storici e architettonici, dunque, e per la necessità di tutelarne al meglio l'integrità, il Palazzo Arzaghi viene sottoposto alla Legge 1/6/1939. n. 1089.

Dott. Arch. Maria Alberta Zuffanelli    25 agosto 1995
Novembre 2008: altre immagini
STATO DI CONSERVAZIONE
ANNO 1996
Da un sopraluogo effettuato nel 1996 nelle stanze del piano terreno nella zona destra dell'edificio verso Piazza Duomo è stato rilevata una situazione di degrado generalizzata dovuta alla prolungata  mancanza di manutenzione elementare.
In particolare:
"L'umidità, gli agenti atmosferici e l'abbandono più totale dell'edificio hanno provocato sulle pareti un grave processo di decoesione sia dell'intonaco che della pellicola pittorica, anche il materiale utilizzato per il supporto delle parti affrescate, costituito da sabbia rossa tipica del luogo, non ha mantenuto nel tempo coesione e stabilità, per cui, dopo il discialbo si presentano parecchie lacune negli affreschi, causa caduta, sollevamento e spolverulenza del colore."
..."la stanza in cui già si vedeva l'esistenza di un grande affresco ovale nel soffitto, con cornice a tempera; il discialbo in questa stanza ha riportato alla luce affreschi a tema architettonico in tutto ed un fascione floreale a tempera sotto l'imposta delle volte.
E' sato rinvenuto anche un motivo sopra la cappa del camino ad angolo della stanza adiacente e nella seconda stanza esaminata, dopo aver tolto completamente lo strato di intonaco, si sono scoperti motivi a ramage a tempera, sia nel soffitto che nelle pareti; in quest'ultime si presentano le scalfitture tipiche di posa per il nuovo intonaco."

ANALISI DELLA STRUTTURA ARCHITETTONICA E DELLO STATO DI FATTO (marzo 2002)

Palazzo Arzaghi è un edificio costituito da: piano interrato, piano terra, primo piano, sottotetto. La pianta ha un ingombro di forma approssimativamente rettangolare di rnt.16,5 x 21,00 cui si unisce un'appendice costituita dalla torre su via Romagnosi di rnt.3,50 x5,50 circa. La superficie coperta è dunque di mq. 365 circa.
Sul fronte ovest ,verso via Romagnosi, prospetta su di uno spazio verde ,delimitato da un alto muro di cinta con cancello, con un porticato al piano terra ed un loggiato al primo piano recanti in facciata archi a tutto sesto. Allo stato di fatto il porticato è parzialente chiuso da superfetazioni, il loggiato completamente tamponato.

Prospetta sul fronte opposto a est, su via Frate Gherardo, con una facciata scandita da finestrature regolari che si ripetono al piano terra, al primo piano e, come finestrelle, sia terra ad illuminare il sotterraneo che sotto al cornicione ad illuminare il sottotetto.
Anche questa facciata allo stato di fatto si presenta alterata: alla sommità il cornicione risulta scorrettamente ricostruito con elementi prefabbricati di cemento; una finestra del piano terra è divenuta un'ampia apertura rettangolare con saracinesca; un'arbitraria apertura ad arco con portone è stata praticata a lato di una delle finestre per dare accesso all'edificio da via Frate Gherardo.

E' infatti evidente dalla lettura della tipologia edilizia, e dalle tracce ben visibili sul fronte laterale nord dell'edificio che esso aveva accesso dal vicolo che si affaccia su via Frate Gherardo con un importante portone ricavato nell'alto muro di cinta, vicolo che si collegava poi al portico sul fronte ovest.
E' questa un'alterazione molto importante, alla quale forse non si potrà per ora mettere rimedio poiché nei trasferimenti di proprietà avvenuti nel tempo (presumibilmente recente) il vicolo non risulta compreso fra i beni acquisiti dall'attuale proprietario di Palazzo Arzaghi.
Nell'impianto originario del palazzo l'accesso era certamente dal vicolo che sbocca alla fine di via Frate Gherardo e dunque di fatto in piazza del Duomo, "di fronte "al Duomo, (e ciò sottolinea la straordinaria importanza della collocazione dell'edificio), dal vicolo si entrava nel portico e da questi si accedeva poi alle sale al piano terra e alla scala che conduce al loggiato del primo piano e poi al sottotetto e conduce pure, a scendere, all' interrato.

Il fronte laterale a nord che prospetta sul vicolo presenta finestrature a livello del piano terra, del primo piano e finestrelle a livello sotto il cornicione che ripetono esattamente quelle della facciata est, con una continuità che bene dimostra come l'edificio fosse concepito "d'angolo" e come il vicolo gli appartenesse. Le alterazioni anche qui sono ben visibili: molte finestre o finestrelle sono tamponate, ma soprattutto, risulta tagliato il cornicione e la facciata si conclude con un timpano di recente esecuzione (lo dimostra il tipo di muratura) di forma triangolare i cui due lati inclinati sono le due falde di copertura. Essa è stata alterata con un prolungamento della linea di colmo sino a filo della facciata nord, mentre originariamente il colmo doveva interrompersi in corrispondenza dell'intersezione delle due bisettrici degli angoli nord est e nord ovest.
L'ipotesi è suffragata anche dall'esame della disposizione dei muri o delle porzioni di muri portanti in questa zona nel sottotetto.

Per quanto riguarda l'esterno occorre ancora dire della torre che si affaccia all'angolo ovest su via Romagnosi: tettoie e altre superfetazioni come un ballatoio sono addossate sul suo fronte nord, alcune finestre sono tamponate, ma il suo assetto originario è ben visibile e recuperabile.

La situazione all'interno del palazzo è abbastanza semplice e ben leggibile: gli spessi muri potanti sono perlopiù in direzione est ovest ed i grandi vani, coperti a volta o con cassettoni al piano terra e con solai a cassettoni al primo piano, benché ripartiti talora con divisorie aggiunte ed incongrue sono ben individuabili e ripristinabili.

Modena, marzo 2002
ARCH. FRANCA STAGI
Stralcio estratto dal Progetto Preliminare Presentato nel Marzo 2002
 
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STATO DI CONSERVAZIONE
ANNO 2010

La foto, scattata dalla torre di destra della facciata del Duomo, mostra lo stato attuale del tetto di Palazzo Arzaghi. E' ben visibile la rilevante parte di tetto mancante per il colore verde della copertura precaria di protezione la cui installazione data da almeno un decennio. Le puntellature del pavimento del sottostante locale sono state rinforzate nel 2008, segno che la copertura non ha nel tempo protetto in modo adeguato l'edificio dallo stillicidio. Per quel che riguarda la restante parte del Palazzo il permanere delle situazioni di degrado, segnalate negli anni scorsi, è visibile dall'esterno. Le piante infestanti sono ritornate nell'area cortilizia già dallo scorso anno.
Ricordo che gli ultimi interventi sono stati effettuati nel 1996 e nel 2008 e di seguito ne diamo breve resoconto.



Documentazione
Stato di conservazione al 14 maggio 2010 e prime iniziative.

A due anni di distanza dall'ultima "pulitura" erbe e piante ritornano ad infestare il cortile del palazzzo dopo le piogge primaverili. I danni alla struttura di ques'ultime non risulta siano ancora stati accertati. In attesa di azioni concrete che possani in qualche modo sbloccare la situazione di stallo attuale conseguente anche al fatto che il palazzo è di proprietà privata, abbiamo avviato un'azione preliminare di sensibilizzazione. Aderendo alla campagna del FAI (Fondo per l'ambiente italiano) chiamata I Luoghi del Cuore è stato segnalato appunto Palazzo Arzaghi. Si tratta di un modesto inizio che invitiamo a sostenere con altre adesioni (segnalazioni). Si tratta semplicemente di andare sulla pagina http://www.iluoghidelcuore.it/arzaghi   ed aderire, senza altre implicazioni tranne quelle di rito: nome, cognome indirizzo email, che non vengono comunque pubblicizzate. Chi ha un profilo facebook può anche aderire al gruppo "Amici di Palazzo Arzaghi" .



Il sopralluogo a Palazzo Arzaghi

Il testo del comunicato di Comune di Fidenza a seguito del sopralluogo effettuato il 12 ottobre 2010

PALAZZO ARZAGHI: PREVISTA LA COSTITUZIONE DI UN TAVOLO DI LAVORO
Sarà coordinato dal Comune e riunirà proprietà e Soprintendenza per definire un progetto di recupero dell’immobile

"Fidenza, 12 novembre 2010 – Si è svolto stamani un sopralluogo a Palazzo Arzaghi, alla presenza dell’arch. Madoni, in rappresentanza della Soprintendenza per i Beni culturali e il Paesaggio, dell’arch. Alberto Gilioli, dirigente del Settore Assetto del territorio del Comune di Fidenza, e della proprietà, Cooperativa di Costruzioni con sede a Modena, affiancata da tecnici strutturisti e dal rappresentante dell’impresa incaricata di eseguire gli interventi urgenti di messa in sicurezza del fabbricato.
Pur prendendo atto che rispetto all’ultimo sopralluogo non vi è stato un evidente peggioramento delle strutture, peraltro monitorate mensilmente dalla Cooperativa di Costruzioni, si è ritenuto opportuno procedere al potenziamento della puntellatura nei punti di maggior criticità. Allo scopo la Cooperativa produrrà alla Soprintendenza la comunicazione di intervento urgente, indicando le modalità di messa in sicurezza e la data di possibile termine dei lavori.
La Soprintendenza si è dichiarata disponibile ad effettuare i propri adempimenti in tempi stretti, mentre la società ha richiamato la necessità di procedere celermente alla definizione di un progetto di recupero dell’immobile che sia il risultato di un giusto contemperamento tra l’esigenza di salvaguardia del bene protetto e l’aspetto altrettanto importante e concreto della sua sostenibilità economica.
E’ prevista, già da lunedì prossimo, 15 novembre, la costituzione di un tavolo di lavoro coordinato dal Comune, con la proprietà e la Soprintendenza."
_________________________

Il sopralluogo ha avuto luogo confermando le perplessità circa lo stato di salute dell'edificio, perplessità rilevabili ed evidenti anche da una sommaria ispezione esterna. Un effettivo recupero è comunque legato alla celerità nel predisporre un progetto fattibile e sostenibile. L'istituzione di un tavolo di lavoro e la disponibilità della proprietà  sono elementi che possono accellerare la ricerca di una non facile soluzione. Altro, e forse più importante, fattore positivo in questa faccenda è la dimostrazione d'interesse del Sindaco Cantini.
Novembre 2008
STATO DI CONSERVAZIONE
5 Novembre 2010

La rimozione delle piante infestanti che da tempo coprivano l'intera struttura ha permesso di accertare l'accelerazione del processo di degrado originato dallo stato di precarietà delle coperture provvisorie che via via hanno sostituito il tetto dell'edificio. La parte maggiormente interessata al crollo prevedibile per i prossimi giorni è quello del lato ovest dove due archi sono impregnati d'acqua e di muffe. Questa è anche la zona che insiste sulle stanze a pian terreno che presentano tracce di pitture parietali d'epoca.  Il raffronto con la situazione precedente che risale a due anni fa e che già aveva dato luogo a denuncia da parte del locale presidio di Italia Nostra documenta il deterioramento irreversibile di questa parte della struttura e la necessità non solo di una ordinanza alla ditta proprietaria ma di una denuncia della stessa per palese incuria di un bene tutelato da provvedimento ministeriale.

Novembre 2010
Fidenza - "Palazzo Arzaghi è in pericolo: possibile il crollo imminente"

«Palazzo Arzaghi rischia il crollo. Salviamolo, non c'è più tempo». E’ l'accorato appello di Italia Nostra, apparso anche sul sito nazionale dell’associazione, per denunciare la situazione in cui versa il più antico edificio civile fidentino. Più volte Italia Nostra, con I suoi referenti fidentini, fra cui il professor Guglielmo Ponzi e Ambrogio Ponzi, aveva denunciato il degrado del palazzo, chiedendo l’intervento del sindaco.  La rimozione delle piante infestanti di ailanto che da tempo coprivano l’intera struttura, ha permesso di accertare l’accelerazione del processo di degrado, originato dallo stato di precarietà delle coperture provvisorie, che via via hanno sostituito il tetto dell’edificio.  La parte maggiormente interessata al rischio di crollo, che Italia Nostra ritiene assai concreto e imminente, è quella del lato ovest dove due archi sono impregnati di acqua e di muffa.  Palazzo Arzaghi, dal nome dell’antica nobile famiglia che lo ha abitato per oltre 300 anni, adesso rischia di crollare, dopo anni di incuria e di operazioni di recupero non adeguate.
L'articolo completo sulla Gazzetta di Parma
Il sopralluogo

Convocazione da parte del Comune di Fidenza per domani 12 novembre di un incontro-sopralluogo per verificare lo stato di Palazzo Arzaghi a seguito della denuncia partita da queste pagine e ripresa dalla stampa locale e da Italia Nostra nazionale.
"Al sopralluogo parteciperanno, oltre al personale incaricato dell'amministrazione comunale, i rappresentanti della proprietà e della competente Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il paesaggio delle Provincie di Parma e Piacenza, al fine di valutare la situazione in atto e l'evoluzione della stessa rispetto ai sopralluoghi precedenti e disporre l'esecuzione delle operazioni di messa in sicurezza che si mostrassero effettivamente necessarie".
Permane una certa ambiguità burocratica nell'ultima parte del comunicato quando si dice "messa in sicurezza che si mostrassero effettivamente necessarie", ma confidiamo che serietà e competenza facciano la loro parte.
Rassegna stampa

Verso una soluzione per Palazzo Arzaghi?

Luglio 2011 - Le nostre continue segnalazioni sembrano finalmente aver ottenuto il risultato sperato. Il palazzo esce dall'abbandono ed un intervento finalizzato a mettere in sicurezza la struttura è iniziato. Sul lato di Via Frate Gherardo  vediamo completata la  transennatura dell'edificio e l'impalcatura. Sul lato di Via Romagnosi, dove il palazzo è separato dalla strada da un cortile interno, è in via di completamento il ponteggio e le colonne a base quadrata del primo piano, la parte apparentemente più delicata, sono state interamente ingabbiate con assi in legno. Tutto questo porta a ben sperare circa la conservazione integrale dello storico palazzo nel suo assetto esterno. Quello che rimane ancora incerto è il destino finale dell'edificio  anche se diventa sempre più probabile un ristrutturazione dei locali allo scopo di ottenere alcune unità abitative. Ciò comporterà evidentemente alcuni sacrifici che si sarebbero evitati nel caso di un diverso utilizzo. L'ipotesi di una destinazione museale ad esempio si scontra con l'evidente abbondanza, in rapporto alle esigenze della città, di altri edifici come il Palazzo delle Orsoline e l'ex Collegio dei Gesuiti già di proprietà comunale.  In ogni caso il recupero di Palazzo Arzaghi e le modifiche in corso di realizzazione sul contiguo Palazzo Bellotti potrebbero portare a migliorare l'aspetto di Piazza Duomo da anni penalizzata.