La realizzazione della Tangenziale Sud fa parte del programma d'interventi sulla viabilità provinciale che prevede per la zona ad ovest del Taro:
1- il ponte Montanini, già terminato, che va dalla strada provinciale Noceto-Fornovo alla tangenziale di Collecchio;
2- la bretella per l'Autobrennero che collegherà le autostrade A15 ed A22 con casello a Trecasali e una serie d'opere chiamate "compensative" consistenti nelle nuove tangenziali di Fontevivo, Viarolo e Ronco Campo Canneto cui è affidata la funzione di "mitigare sul territorio l'impatto con la bretella". Il tutto entro il 2015.
3- tangenziale Sud di Fidenza di cui ci siamo già occupati. In progetto il collegamento con il ponte Montanini che comporterà la distruzione del sistema precollinare Santa Margherita, Borghetto, e Costamezzana.
4- collegamento tra tangenziale di Pontetaro e tangenziale di Fidenza altrimenti chiamato raddoppio della Via Emilia.
5- tangenziali di San Secondo, Soragna e Busseto in corso di completamento.
E' prevista la costruzione di cento chilometri di piste ciclabili per chi, a questo punto, ha ancora il coraggio d'inforcare una bicicletta. Altro progetto in cantiere il ridisegno del percorso della Via Francigena.
I dati qui riportati sono quelli del depliant "La provincia si fa strada" (a casa nostra) edito dalla Provincia.
Le nuove architetture ai confini dell'area
La zona precollinare di Fidenza
Lettera aperta di Italia Nostra al Presidente della Provincia di Parma
Partendo dalla collinetta di Cabriolo e dai filari di gelsi che la contornano si prosegue per la strada che porta alla rotatoria della Lodesana ai piedi delle prime colline e quindi piccola frazione di Vaio . La realizzazione della Tangenziale Sud di Fidenza rischia di alterare l'assetto di questa zona che tradizionalmente costituiva l'armonico passaggio dalla città alla zona collinare a sud. L'assetto viario caratteristico erano le strade che partendo dalla città seguivano poi il percorso dei rivi diventando strade di penetrazione collinare. La tangenziale realizzerà invece un asse di scorrimento che costituirà il limite meridionale della prossima speculazione edilizia.
Zona precollinare e prime colline
La zona collinare di Siccomonte
Dopo aver cambiato volto alla campagna attorno alla città ormai diventata periferia della periferia o villaggio commerciale l'edilizia si spinge sulle prime colline. L'episodio più recente è la costruzione di una serie di edifici sulla costa che porta a Siccomonte in posizione dominante dal punto di vista panoramico. Si tratta di una forzatura del Prg e del regolamento edilizio certamente ben congegnata in un ambito di intervento in cui la funzione pubblica di controllo è inesistente per un motivo molto semplice: l'operazione è stata condotta senza delibera della Giunta Comunale ma sulla base di atti gestiti dall'Ufficio Tecnico in completa autonomia. La presentazione dei progetti è avvenuta nel periodo in cui la Commissione per la Tutela del Paesaggio era direttamente presieduta dal responsabile dell'Ufficio Tecnico Comunale che rivestiva pertanto la duplice figure di controllato e controllante!
Sia tratta di quattro edifici sul crinale della collina che porta a Siccomonte di tipologia costruttiva dubbia in quanto non riconducibile ad una finalità strettamente legata all'uso agricolo. Abbiamo appurato che in data 5 maggio 2009 è stata presentata denuncia inizio attività per installazione recinzione e cancelli mentre in precedenza il 21 aprile 2009 era stata presentata pratica di restauro e risanamento conservativo di tipo B di fabbricato accessorio a servizio dell'azienda agricola. I lavori sono praticamente finiti, totalmente per quel che riguarda fondazioni e murature, in corso risulta la coibentazione delle coperture. Le evidenti difformità tra il costruito e le precedenti motivazioni dei lavori hanno poi portato alla richiesta di variante al progetto di costruzione 101/2008 per realizzazione fabbricato accessorio. Leggendo le licenze edilizie risulta che il responsabile UTC del provvedimento è Frazzi Luigi e che, attenzione, l'abitabilità risulta necessaria. Quest'ultimo requisito a mio avviso non è in linea con una motivazione dei lavori di "restauro risanamento conservativo di tipo B di fabbricato accessorio a servizio dell'azienda agricola.".
Le istruttorie di competenza di UTC sono tuttora in corso e non poteva essere altrimenti per vari motivi: non c'era l'urgenza come nel caso della demolizione di Villa Panini, non è il caso di prendersi troppe responsabilità.
Dalla normativa urbanistica vigente l'intervento non si configura come "restauro risanamento conservativo di tipo B" ma si tratta a mio parere di un intervento di nuova costruzione. Stabilire poi che questo sia corretto o meno sulla base delle leggi e dei regolamenti comunali non è certo di mia competenza e mi limito pertanto ad evidenziare la precarietà dei regolamenti stessi e delle procedure a garantire la tutela del territorio.
L'alterazione del paesaggio è evidente dall'esame del materiale fotografico prodotto.
A titolo di curiosità e non solo, propongo anche la foto delle costruzioni del cosiddettoo Villaggio del Sole in costruzione in Via Togliatti prima della rotonda di Lodesana/Vaio, le dimensioni della costruzioni sono le stesse dei quattro edifici di Siccomonte. Mi attendo che per questi ultimi prima o poi siano richieste ulteriori varianti con cambiamenti d'uso.
«il disastro ai danni del paesaggio non sta tanto nello scandalo dei grandi abusi e nei mostri edilizi, quanto piuttosto nell’erosione continua, quotidiana, che si consuma sotto ai nostri occhi, e minaccia di cancellare del tutto il confine fra città e campagna».
Dal rapporto 2009 della Società geografica italiana.
Il cosidetto villaggio del Sole di Via Togliatti, la tipologia costruttiva è identica a quella delle case costruite sulla costa di Siccomonte.
Autorizzato dalla precedente amministrazione ed omologato dall'attuale.
Il progetto è stato presentato in piena campagna elettorale al centro dell'ex-macello, oltre al candidato sindaco Enrico Montanari ed al Presidente della provincia Bernazzoli era presente tutto lo stato maggiore del PD cittadino. Ad uno spettatore neutrale l'impressione è stata quella di una presentazione abbastanza sommaria dettata più da motivazioni immediate d'ordine politico che dall'intenzione di informare i cittadini. I nodi principali del progetto: l'utilità della strada in rapporto al traffico attuale ed a quello potenziale, le soluzioni adottate in vicinanza dei paesi, il superamento del torrente Parola che, nel tratto interessato, è incassato tra le colline e presenta effetti paesaggistici interessanti. Ma pochi erano i presenti che dimostravano qualche interesse. La vicina tornata elettorale assorbiva l'attenzione.
L'iniziativa non ha portato al successo elettorale, ma le cose mal pensate in politica vanno sempre a buon fine.
Infatti puntualmente leggiamo su foglio del comune: "In previsione della realizzazione dell’asse viario pedemontano, che collegherà la nuova rotatoria di Cabriolo al ponte sul Taro di Medesano-Collecchio, l’assessorato alla Viabilità del Comune di Fidenza, in collaborazione con l’assessorato alla Pianificazione territoriale e alle Infrastrutture della Provincia di Parma, ha organizzato un incontro pubblico che si terrà giovedì 11 febbraio alle ore 21.00 nella Sala parrocchiale di Santa Margherita.
Nel corso dell’incontro - al quale parteciperanno l’assessore alla Viabilità del Comune di Fidenza, Giovanni Carancini, e l’assessore provinciale alla Pianificazione territoriale e alle Infrastrutture, Ugo Danni – saranno illustrati lo studio preliminare del tracciato e le sue caratteristiche funzionali, che prevedono sia interventi di riqualificazione della viabilità esistente, che interventi di nuova viabilità. L’evento sarà l’occasione per illustrare il lavoro svolto e per aprire un confronto, raccogliendo le osservazioni e i suggerimenti dei cittadini interessati dalla realizzazione del nuovo asse viario. Si apre così un processo di condivisione e di coinvolgimento dei cittadini mirato a perfezionare il progetto, integrandolo con le osservazioni dell’utenza finale."
Santa Margherita tra cemento e liquami
Questo video di un cittadino è molto eloquente sullo stato attuale della frazione di Santa Margherita. L'importanza di questa comunità frazionale è riconducibile all'antico percorso tra il nord d'Italia e d'Europa e il Tirreno e Roma. Percorso poi chiamato convenzionalmente Via Francigegna e come tale reclamizzato da enti ed associazioni turistiche. Questo interesse, che vede il nostro comune come un attivo promotore, non ha evitato che la località, situata ai piedi di dolci colline, sia stata presa di mira per realizzazioni urbanistiche invasive. All'espansione delle zone residenziali non è seguito un adeguamento dei servizi e della rete fognaria con conseguenze pesanti sul rivo Rovacchiotto ormai fognalizzato a cielo aperto. Tutto quel che conta è ottimamente documentato dal video realizzato dal sig. Franco Dodi.
Il Borgo di Santa Margherita è posto lungo il percorso della Via Francigena.
In età medievale sorge nell'abitato uno xenodochio per l’accoglienza dei pellegrini. Ignota è la data di fondazione dell’abitato, forse sviluppatosi gradualmente attorno ad un piccolo oratorio; la chiesa, nonostante fosse dipendente dalla pievana di Borgo San Donnino, dipendeva dai monaci benedettini del Monastero di San Giovanni di Parma.
La chiesa di San Giorgio a Cogolonchio salvata dagli abitanti della frazione
La chiesa è di struttura molto e fu costruita nel 1625 per essere poi ripresa nel settecento con l'aggiunta del campanile edificato probabilmente in due tempi. Nell'ottocento vennero poi ulteriormente aggiunte due cappellette tonde laterali. Abbandonata ormai da anni è in carico alla Parrocchia di Cabriolo di Fidenza. I quadri, due dipinti di inizio settecento con San Francesco Borgia l'uno e S. Ignazio l'altro, sono stati sistemati altrove.
La chiesa, che è dedicata a San Giorgio Martire, ha un soffitto a capriate e tre cappelle laterali. In una di queste era venerata una statua lignea della Madonna Addolorata trasferita nella chiesa di Cabriolo.
La posizione panoramica permette di spaziare dal Castello di Bargone alla valle del Rovacchia sino alla pianura dove è ben visibile la città di Fidenza con i suoi campanili.
La chiesa è ormai affidata alla cura degli abitanti della frazione che hanno provveduto al rifacimento del tetto della chiesa ed intendono proseguire in questa loro opera di salvataggio di una struttura altrimenti condannata. L'onere economico dei lavori è attualmente sostenuto dagli abitanti stessi, come già l'anno scorso anche quest'anno, il primo maggio, verrà organizzato una festa campagnola con l'obiettivo anche di finanziare altri lavori come, ad esempio, il tinteggio esterno della chiesa ormai inesistente.
Oltre a questo la frazione è attenta alla valorizzazione del suo territorio con una pluralità di iniziative anche in collegamento con la vicina frazione di Siccomonte.
Tutto questo ha un senso se l'ambiente circostante e, in generale, queste zone collinari verranno preservate dall'urbanizzazione generalizzata che sta interessando le nostre prime colline ed ha intaccato la zona precollinare di Fidenza.
Il destino della zona collinare: il caso di Cogolonchio
Un terreno composto da 4,5 ettari di seminativo, 8 ettari di seminativo arboreo e circa mezzo ettaro di prato in un'area pregiata di prima collina stanno alla base di un permesso a costruire un "fabbricato residenziale con deposito e autorimessa a servizio di azienda agricola". Tutto probabilmente regolare dal punto di vista amministrativo e dei regolamenti ma carente dal punto di vista ambientale. In realtà alcune perplessità sulle finalità del progetto nascono se osserviamo dove la costruzione agricola è stata localizzata ed il consumo reale di territorio che l'operazione comporta. Come il filmato e le foto documentano l'edificio non sarà costruito ai margini della proprietà al cui servizio è formalmente destinata ma in zona centrale ed a mezza costa; lontano quindi dalla strada comunale che segue il crinale della collina verso Cogolonchio. In questo modo l'area agricola viene drasticamente ridotta per effetto sia della costruzione e dell'immancabile area che verrà poi adibita a giardino ed eventualmente piscina, sia per effetto della strada di collegamento, già tracciata. Questa taglia infatti il podere si snoda, per più di un centinaio di metri, dal crinale sino al complesso in corso di edificazione con grosso apporto di materiali inerti.
Come già nel caso delle nuove costruzioni sulla costa di Siccomonte anche in questo caso, ma per motivi diversi, è difficile vedere in tutta l'operazione un progetto rapportabile allo sviluppo delle potenzialità agricole del podere. Questa disanima non è certamente finalizzata a mettere in dubbio quanto asserito all'inizio circa la regolarità dell'operazione nel quadro regolamentare attuale, se mai è l'attuale normativa, o l'applicazione estensiva della stessa, a permettere un improprio utilizzo del territorio senza assicurare adeguata protezione ad aree pregiate dal punto di vista paesaggistico e con vocazione agricola o boschiva.
La pericolosità di queste operazioni di urbanizzazione impropria sta anche nel fatto che funzionano da richiamo ad analoghe realizzazioni. Alla fine frenare altri insediamenti diventa improponibile o di scarso interesse in quanto ormai il paesaggio od il suolo ad uso agricolo da tutelare non ci sono più.
I nuovi strumenti urbanistici devono pertanto essere adeguati tenendo conto della nuova realtà della nostra campagna e delle colline in cui già ora il terreno a destinazione agricola non c'è di fatto più. I possibili vincoli per essere in qualche modo efficaci dovrebbero pertanto riguardare unicamente la tutela ambientale e paesaggistica di questi territori uscendo dall'ambiguità attuale che fa riferimento ad una vocazione agricola del territorio ormai superata.